Continuano le “purghe” di Erdogan: cacciati oltre cento magistrati

In Turchia sono stati rimossi dall’incarico altri 107 giudici e procuratori nel quadro dell’inchiesta sul tentativo di golpe dello scorso luglio e per sospetti legami con il movimento dell’imam Fetullah Gulen. Lo riferisce il quotidiano filogovernativo Sabah a meno di un mese dalla vittoria di misura del “sì” al referendum sulla riforma costituzionale che assegna maggiori poteri al presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Secondo il giornale sono stati emessi mandati d’arresto per i giudici e i procuratori silurati. Il governo di Ankara ritiene Gulen l’ispiratore del fallito golpe della scorsa estate. Un tribunale di Ankara ha inoltre respinto il ricorso presentato da Wikimedia Foundation contro la decisione delle autorità turche di bloccare l’accesso alla più grande enciclopedia online, Wikipedia. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Anadolu. L’accesso a Wikipedia è stato bloccato sabato scorso con l’accusa di diffondere ”calunnie” e condurre una vera e propria “campagna diffamatoria” contro la Turchia. La magistratura ha reso noto che il bando resterà in vigore finché non saranno rimosse alcune pagine contestate da Ankara.

Erdogan accusa di terrorismo anche i curdi

Wikimedia Foundation è un’associazione di promozione sociale che dal 2005 opera nell’ambito dell’open culture e che gestisce numerosi progetti collaborativi online, di cui il più noto è l’enciclopedia Wikipedia. Infine si apprende che la scure di Erdogan ha colpito anche i partiti curdi: il partito filo curdo Hdp all’opposizione in Turchia terrà il 20 maggio un congresso straordinario per eleggere un nuovo leader al posto di Figen Yuksekdag, che dopo essere stata accusata di terrorismo ha perso il suo seggio in Parlamento. In base alla costituzione del partito, se uno dei due leader non può rispettare il proprio incarico per qualsiasi ragione viene nominato un sostituto ed entro 45 giorni è necessario un congresso straordinario per eleggere un co-presidente. La vice dell’Hdp Meral Danis Bestas ha annunciato che il partito presenterà ricorso alla Corte costituzionale e alla Corte europea per i diritti umani contro la decisione di privare Yuksekdag del suo seggio in Parlamento.