Con Renzi e Gentiloni il debito pubblico aumenta peggio che con Andreotti

Meno male che l’Europa ci impone il contenimento del debito pubblico e che i governi Renzi e Gentiloni, grazie al rigorista Padoan, stavano rimettendo a posto i conti pubblici. Meno male, visto che i dati di Bankitalia dicono esattamente il contrario: a marzo il debito delle amministrazioni pubbliche è stato pari a 2.260,3 miliardi, in aumento di 20,1 miliardi  rispetto al mese precedente.

Si stava meglio senza Europa e con Andreotti?

Un ritmo infernale di crescita che neanche ai tempi del pentapartito, della Prima Repubblica e di Andreotti, negli anni Ottanta, veniva neanche lontanamente sfiorato. Allora viaggiavamo intorno al 98% del rapporto Debito/pil, oggi siamo al 132% con un ritmo di crescita dell’1% all’anno negli ultimo quattro anni, quando a Palazzo Chigi si sono alternati Letta, Renzi e Gentiloni.

Le amministrazioni sono sempre più pesanti

Secondo il rapporto di Banca d’Italia, l’incremento a marzo è dovuto al fabbisogno mensile delle Amministrazioni pubbliche (23,4 miliardi), parzialmente compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (per 2,2 miliardi) e dall’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e  della variazione del tasso di cambio (1,1 miliardi). Quanto ai sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di  20,3 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,2
miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.

Il debito aumenta ma anche le tasse

Accanto all’impennata del debito pubblico c’è da registrare anche l’aumento, a marzo, delle entrate tributarie
contabilizzate nel bilancio dello Stato, pari a 28,6 miliardi (27,8 nello stesso mese del 2016); nel primo trimestre del 2017 esse sono state pari a 92 miliardi, in crescita del 2,7 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2016.
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