Cibi sì e cibi no: arriva il decalogo contro le fake news a tavola

Basta con le leggende che imperano a tavola, basta con le fake news alimentari che inducono gli italiani a comportamenti ingiustificati. Ci ha pensato la Coldiretti a stilare un decalogo per aiutare la corretta informazione e sfatare i pregiudizi causati dalle bufale in circolazione. Coldiretti è partita da un’indagine Ixé che mette in evidenza come il 25% degli italiani partecipi a community/blog/chat centrate sul cibo, proprie o di altri, «che influenzano le scelte di acquisto in modo non sempre corretto e veritiero». Ecco almeno dieci fake news alimentari di cui dovremmo liberarci secondo Coldiretti commentate sulla Stampa da Giorgio Calabrese, docente di alimentazione e nutrizione umana. 

Il latte fa male? Una grandissima bufala, anzi una bugia scientifica “inventata da un duo americano 50 anni fa molto vicino al mondo della soia”.

L’ananas brucia i grassi: una non verità. L’ananas migliora la digestione delle proteine ma non brucia i grassi. 

Il kamut è un cereale, di grano della varietà Khorasan che ha un contenuto lievemente inferiore, ma sempre alto, di glutine ed è controindicato per i celiaci. 

Mangiare carne fa sempre male? Una generalizzazione sbagliata e dunque falsa.

Le banane le più ricche di potassio? Sono ricche di potassio ma non più di altri frutti e prodotti vegetali. 

Eliminare del tutto i grassi non è salutare come si crede. Afferma Calabrese a La Stampa: «Nella formula scientifica della vita alimentare si devono dare 10/15% di proteine, 55/60% di carboidrati e 30% di grassi che devono essere soprattutto di tipo insaturo cioè olio extra vergine, oli vegetali, grassi che derivano dal pesce. Ma questo non vuol dire eliminare quelli saturi».  

Gli intolleranti al lattosio non devono eliminare del tutto il latte e possono tollerare dosi fino a 125ml di latte al giorno. 

Non è vero che lo zucchero di canna non fa ingrassare: ha le stesse calorie di quello bianco.

Non è vero che i prodotti contadini sono meno controllati. 

Non è vero che in Italia non ci sono regole rigorose sui prodotti alimentari: l’Italia anzi è uno dei Paesi dovei controlli sono più rigorosi.