Cei, Gandolfini (Family day) spera nella continuità sui valori “non negoziabili”

Chissà se quel che sosteneva Gianni Agnelli a proposito della politica italiana («ci vuole un governo di sinistra per fare scelte di destra») vale anche per gli arcana della Chiesa. Se così fosse, le parole di apprezzamento pronunciate da Massimo Gandolfini, leader del Family day, all’indirizzo del cardinal Bassetti, suonerebbero depurate da ogni elemento di preoccupazione che pur autorizzerebbe a coltivare il profilo “politico” del neopresidente della Cei, il primo ad essere nominato dal Papa all’interno di una terna votata dai vescovi. Ma anche il primo ad essere esplicitamente a favore del riconoscimento delle unioni gay. In netta discontinuità con i suoi predecessori Bagnasco e, soprattutto, Ruini, l’ispiratore dell’imponente family day che nel 2006 bloccò l’approvazione dei cosiddetti Dico (Diritti e doveri dei conviventi) voluto dall’allora governo Prodi. Altri tempi. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti e da poco più di un anno anche l’Italia ha la sua brava legge sulle nozze gay, approvata a colpi di fiducia tra l’entusiasmo di sparute minoranze organizzate e nella sostanziale indifferenza della Chiesa. L’unica reazione apprezzabile venne ancora una volta da Gandolfini. Ma senza esito. Anzi, l’approvazione di quella legge è uno spartiacque che segna l’arretramento delle gerarchie ecclesiastiche dalla linea che ai tempi di Ruini veniva definita dei “valori non negoziabili”, cioè la vita, la famiglia, la dignità della persona. Sotto questo aspetto – ma ci piacerebbe essere smentiti – si può affermare che la scelta di Bassetti da parte di Papa Francesco rappresenta il coerente e logico sviluppo di quelle premesse. Anche se Gandolfini sembra convinto del contrario. Tanto è vero che nella sua nota di benvenuto a Bassetti, dopo averne ricordato la sensibilità su temi «quali la famiglia, la libertà educativa e la difesa della vita», si è detto certo del suo appoggio «in continuità con la linea che da molti anni il cardinale Bagnasco aveva portato avanti». Auspicio più che legittimo. Sempre che – ripetiamo noi – il sano cinismo evocato dall’Avvocato per le cose di Cesare valga anche per quelle di Dio.