Carceri, altra aggressione. La polizia penitenziaria: «Ci mandano allo sbaraglio»

Una denuncia che parte da lontano, una situazione insostenibile: ormai non ci sono più neppure le parole per descrivere la violenza imperante nelle carceri italiane dove, a fronte di una ormai cronica carenza di organico denunciata da tempo dagli agenti di polizia penitenziaria e dalle associazioni di categoria, si verificano ormai all’ordine del giorno episodi di aggressioni brutali inferte da detenuti altamente pericolosi ad agenti costretti ad operare in queste condizioni.

Bari, aggredito un agente della polizia penitenziaria

L’ultima eclatante e devastante conseguenza di uno stato carcerario ormai ai minimi termini è stata registrata a Bari, nel cui carcere cittadino resta alta la tensione dopo che, ieri pomeriggio (15 maggio 2017 ndr), come denuncia il Sappe, sindacato autonomo della polizia penitenziaria, «un detenuto italiano ristretto ad alta sicurezza ha aggredito un agente di polizia penitenziaria in servizio nella terza sezione detentiva del carcere pugliese. Questo fatto – si ricorda in una nota – segue di pochi giorni un altro episodio: un detenuto ad alta sicurezza ristretto alla quarta sezione ha mandato all’ospedale altri due agenti». Non solo: come sottolineato cintestualemnte alla denuncia dal Sappe, «qui non parliamo di detenuti comuni, ma di appartenenti a clan malavitosi quali i Strisciuglio, i Capriati e molte altre famiglie malavitose di Bari e dintorni. Tutto ciò accade poiché la sicurezza è ridotta al minimo soprattutto nelle ore serali e notturne, quando un solo poliziotto deve vigilare su due piani con centinaia di detenuti». Piani come gironi: perché nell’inferno delle carceri italiane l’universo penitenziario si rivela ogni giorno più violento e pericoloso. E allora, per il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, «la situazione è grave e servono urgenti interventi. Quel che accade ogni giorno a Bari e nelle carceri della Puglia ci preoccupa; eppure le nostre denunce rimangono senza risposte e adeguati provvedimenti. Gli agenti di polizia penitenziaria devono andare al lavoro con la garanzia di non essere insultati, offesi o peggio aggrediti da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo la sicurezza e l’ordine interno. Contiamo ogni giorno gravi episodi, incomprensibilmente sottovalutati dall’amministrazione penitenziaria».

La denuncia del Sappe: un sovraffollamento pericoloso

E come già accaduto non moltissime settimane fa per altre regioni, il Sappe evidenzia un’altrissima densità di popolazione delle carceri pugliesi: «Abbiamo un sovraffollamento del 145% circa rispetto alla situazione regolamentare: abbiamo presenti nelle celle 3.325 persone rispetto ai 2.290 posti letto regolamentari. E la polizia penitenziaria paga una pesantissima carenza di organico: mancano infatti oltre 500 agenti in servizio». Sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe: «Contiamo ogni giorno gravi episodi nelle carceri italiane, che vengono incomprensibilmente sottovalutati dall’amministrazione penitenziaria. Ogni 9 giorni un detenuto si uccide in cella mentre ogni 24 ore ci sono in media 23 atti di autolesionismo e 3 suicidi in cella sventati dalle donne e dagli uomini della polizia penitenziaria». Per non parlare di aggressioni, risse, rivolte e incendi, ormai all’ordine del giorno.