Capo Rizzuto, in 10 anni le cosche hanno incassato 103 milioni dal Cara

Sono andati avanti per dieci anni, senza che nessuno dicesse nulla, succhiando, dal 2006 al 2015, un «imponente flusso di denaro pubblico». Così le imprese riconducibili alla cosca della ‘ndrangheta Arena hanno incassato, in barba a qualsiasi interdittiva antimafia, 103 milioni di euro pagati dallo Stato per la gestione del Cara di Isola di Capo Rizzuto il Centro di accoglienza più grande del Sud Italia, capace di oltre mille immigrati. E almeno 36 milioni di euro di quei 103 sarebbero stati utilizzati per finalità parecchio diverse da quelle previste, quelle, cioè, di assicurare il vitto ai clandestini immigrati ospiti nel centro di Capo Rizzuto.
Quei soldi, hanno accertato i magistrati che hanno coordinato l’operazione “Jonny” che ha portato a 68 arresti, sarebbero, invece, stati riversati in parte nella cosiddetta “bacinella” dell’organizzazione mafiosa per le esigenze di mantenimento degli affiliati, anche detenuti, e, in parte, reimpiegati per l’acquisto di beni immobili, partecipazioni societarie e altre forme di investimento in favore della cosca Arena.

La Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catanzaro spiega che dalle indagini è emerso il controllo mafioso, da almeno un decennio, di tutte le attività imprenditoriali connesse al funzionamento dei servizi di accoglienza del Cara Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto.

Le somme che dovevano andare alla cosca venivano dirottate sia con ripetuti prelievi in contante dal conto della “Misericordia” e delle società che, secondo gli investigatori, sono riconducibili ad alcuni degli indagati, sia attraverso finti prestiti, sia, ancora, attraverso pagamenti di forniture inesistenti, false fatturazioni, e acquisto di beni immobili per «finalità aziendali» immotivate. «Il Centro di accoglienza e la Misericordia sono il bancomat della ‘ndrangheta» spiega, senza troppi giri di parole, il comandante del Ros, il generale Giuseppe Governale.

Ma come è potuto accadere tutto questo?

Uno degli snodi era il governatore della Confraternita della Misericordia, Leonardo Sacco, che gestisce il Cara di Isola Capo Rizzuto. E che ha rapporti addirittura con l’ex-ministro dell’Interno, Angelino Alfano. «Si vedranno i rapporti di Sacco con altri pezzi delle istituzioni», ha anticipato oggi nella conferenza stampa il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri parlando dell’indagine che ha spalancato le porte del carcere a 68 persone.

Il clan Arena, spiegano gli inquirenti, «per il tramite di Leonardo Sacco, governatore della “Fraternita di Misericordia”, si è aggiudicato gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione presso il Centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa, affidati a favore di imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza». Le interdettive antimafia sono state clamorosamente driblate cambiando velocemente e strategicamente ragioni sociali e legali rappresentanti.
La storia di Leonardo Sacco la ricostruisce Il Fatto Quotidiano. Che, insieme all’Espresso, si è occupato di questo personaggio in bilico fra l’impegno sociale, i rapporti istituzionali e il business. Una foto, ora piuttosto imbarazzante per Alfano, ritrae l’ex-ministro dell’Interno, allora leader di Ncd, proprio assieme a Leonardo Sacco. E quest’ultimo a renderla pubblica postandola, con un certo orgoglio, entrambi sorridenti, sul suo profilo Social. Ad affidare la gestione del Centro alla Misericordia è la Prefettura di Agrigento.

Prima della Misericordia, ad occuparsi del Centro, era, invece, una coop legata a Legacoop finita, poi, nella bufera quando un servizio della Rai mostrò gli immigrati lavati con gli idranti. Fu in quell’occasione che si materializzò la “Misericordia“. L’affidamento all’organizzazione, finita ora sotto inchiesta, ebbe altri strascichi che oggi, forse, potrebbero offrire una prospettiva diversa alle indagini attuali. Spuntò, infatti, il nome di Lorenzo Montana, suocero di Alessandro Alfano, fratello dell’ex-ministro dell’Interno. Si disse che era stato chiamato proprio dalla Misericordia a dirigere il centro. «Non sono stato indicato da Alfano: sono stato scelto per le mie qualità personali, umane, professionali e intellettive – disse Montana – sono stato scelto dalla Misericordia». Travolto dalle polemiche per la parentela, rinunciò all’incarico. Ma dalle Misericordie arrivò la presa di distanza. Macché direttore, «non ha un ruolo direttivo» anche «perché non ha i requisiti per un simile ruolo».
E siamo ad oggi. Allo sviluppo delle indagini che hanno portato alla luce i legami fra i vertici locali della Misericordia e i clan. Una sorpresa? Mica tanto. Già nel 2013 le attenzioni degli investigatori si erano focalizzate sulla struttura e, soprattutto, su quelle aziende che fornivano proprio il catering per gli immigrati. Cioè le aziende legate alla ‘ndrangheta. Perché un agente si era accorto che, rispetto al numero degli ospiti – fra i 1.600 e i 1.700 all’epoca – i pasti recapitati dalle aziende di catering erano sensibilmente inferiori, meno di 700. Fu L’Espresso a raccontare la vicenda che, a tutt’oggi, non è ancora approdata processualmente.

Ma c’è un altro aspetto interessante. Ed è, come ricorda il Fatto Quotidiano, l’iperattivismo imprenditoriale della Misericordia di Capo Rizzuto.
La Miser Icr srl è una impresa sociale costituita nel 2008 che ha come soci la Fraternita di Misericordia di Isola di Capo Rizzuto e la Parrocchia Maria Assunta o ad Nives di Isola Capo Rizzuto. E’ una vera e propria macchina da guerra: gestisce, fra l’altro, l’Acquarium CEAM “Capo Rizzuto”, il Centro di Recupero e Soccorso delle tartarughe marine Caretta Caretta, la Casa per Ferie “A. Rosmini” attrezzata con 22 camere per complessivi 53 posti letto, oltre a sala convegni e sala multimediale, il Centro polisportivo “Alere Flammam” – piscina olimpionica, campo da tennis, campi da bocce, campo polivalente basket-pallavolo-calcetto – le scuole paritarie Micronido “Primavera”, Scuola dell’Infanzia “Principesse di Savoia”, Scuola primaria A.M. Verna, Scuola Secondaria di primo grado “Antonio Rosmini”, oltre a un Poliambulatorio sanitario e ai campi estivi  per le scuole. La Miser Icr srl arriva ad occuparsi perfino della squadra di calcio del paese ed entra, con 20.000 euro, nella compagine societaria che gestisce l‘aeroporto di Crotone. Finito poi miseramente. Tutti affari sui quali ora i magistrati stanno accendendo un faro.