Brexit, Ue sempre più rabbiosa: continuano le minacce per Londra

La Ue proprio non ci vuole stare: ha capito che la Brexit può segnare la fine dei burocrati di Bruxelles. E rilancia: “Alcuni” hanno creato “l’illusione” che la Brexit non avrebbe avuto “alcun impatto significativo sulle nostre vite” o che i negoziati “possano essere conclusi rapidamente e in modo indolore. Non sarà così”. Al contrario, ci saranno delle “conseguenze”. Quelli che “hanno fatto finta che la Brexit non avrebbe avuto conseguenze non ha detto la verità. Ci sono conseguenze umane, sociali, economiche, tecniche, finanziarie, giuridiche, che consistono nello smantellare 43 anni di rapporti”. E’ per questo che “bisogna mettere le cose in ordine”. Lo ha minacciato Michel Barnier, capo negoziatore dell’Ue, che arriva nella sala stampa di palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea a Bruxelles, e, come già in passato, parla con toni polemici  dei negoziati sulla Brexit che dovrebbero iniziare in giugno, dopo le elezioni anticipate che si terranno nel Regno Unito l’8 giugno. Per trovare un accordo sostenibile, che sistemi almeno le questioni più urgenti (diritti dei cittadini, accordo finanziario calcolato sulla base di una “metodologia rigorosa” che dovrà essere concordata dalle parti, questione irlandese), avverte l’ex commissario europeo, “servono soluzioni solide e precisione giuridica: sono cose che richiedono tempo”. Si tratta di “negoziati che saranno difficili, fuori dall’ordinario e fonte di preoccupazioni per i cittadini e per una serie di organizzazioni”.

Barnier e la ridicola parabola della montagna

Barnier, per far capire la difficoltà del compito che l’Ue e il Regno Unito hanno davanti, ha paragonato i negoziati a un trekking in montagna: “Io e Theresa May – ha detto – abbiamo una passione in comune, ed quella è di fare camminate in montagna: ho avuto la fortuna di essere stato per una ventina d’anni presidente di una delle Regioni più montagnose d’Europa, la Savoia”. “Quando si cammina in montagna – ha continuato Barnier – si impara a mettere un piede davanti all’altro, perché il cammino può essere ripido. Si impara a fare attenzione alle variazioni del terreno roccioso, perché si può cadere. Si impara a risparmiare il fiato, perché il cammino è lungo. E bisogna sempre tenere in mente” lo scopo della camminata. “Per me, come per lei, è arrivare in vetta. Questo è ciò che si impara andando in montagna”. I negoziati saranno in due fasi, come stabilito dal Consiglio Europeo. La prima fase verterà sui diritti dei cittadini, sull’accordo finanziario e su altre questioni tutt’altro che secondarie, come il destino delle procedure giuridiche e amministrative basate sul diritto dell’Ue. “Bisogna mettere le cose in ordine, se vogliamo riuscire, perché, signore e signori, il tempo a disposizione è molto breve, e i giorni passano”, ha ammonito Barnier. Poi si passerà alla seconda fase, una volta che il Consiglio Europeo abbia stabilito (all’unanimità dei 27) che sono stati fatti dei “sufficienti progressi” sui temi chiave. Le linee guida approvate oggi, che costituiscono la traduzione in uno strumento giuridico delle linee guida politiche generali per il negoziato varate dal Consiglio Europeo sabato scorso, verranno poi approvate dal Consiglio Affari Generali il 22 maggio. Riguardano la prima fase dei negoziati e affrontano le principali questioni sul tappeto, a partire dalla priorità, quella dei diritti dei cittadini (3,2 mln di cittadini dell’Ue a 27 che risiedono nel Regno Unito e 1,2 mln di britannici che vivono nell’Ue a 27).

La Ue vorrebbe da Londra 100 miliardi di euro

La decisione del Regno Unito di recedere dall’Ue, ha sottolineato Barnier, “ha già provocato dieci mesi di incertezza. Bisogna porvi fine ed è ora di iniziare a negoziare, non appena il Regno Unito sarà pronto”. Ora, dopo le elezioni, il governo che uscirà dalle elezioni dell”8 giugno “avrà cinque anni di longevità, cosa che è un punto importante e positivo per i negoziati, che dureranno spero 16 mesi per l’accordo sulla Brexit e poi continuerà dopo per trattare sulla relazione futura”, ha spiegato. Prima, ha insistito Barnier, occorre “mettere le cose in ordine” e partire a negoziare dalle cose più “difficili: se non facciamo così, compromettiamo il risultato dei negoziati. Spero che nell’ottobre 2018 avremo il divorzio, il ritiro ordinato sulle questioni che abbiamo definito prioritarie e poi ci sarà la definizione di un periodo transitorio, ma la natura di questo periodo è evidentemente connessa a quale sarà la nostra relazione futura”. Altra priorità per l’Ue, l’accordo finanziario. “Non è una punizione né un pedaggio di uscita – ha detto Barnier, che non ha confermato le cifre che circolano (l’ultima rilanciata dal Financial Times ammonta a 100 mld di euro) – l’Ue e il Regno Unito si sono mutualmente impegnati a finanziare dei programmi e dei progetti. Abbiamo deciso questi programmi insieme, ne beneficiamo insieme e li finanziamo insieme: questi soldi sono impegnati e lo so bene, perché qualche anno fa ho avuto l’onore di essere commissario europeo, incaricato dei fondi strutturali. Non c’è alcuna punizione, né un conto per la Brexit: l’accordo finanziario è solo per regolare i conti. Chiediamo di saldare i conti sugli impegni presi. Questo chiediamo, non assegni in bianco”. Si tratterà, sottolineano le linee guida, di un accordo finanziario “unico”, il cui ammontare dovrà essere fissato “in euro”, che coprirà il bilancio dell’Ue, “la fine dell’appartenenza del Regno Unito a tutti gli organi stabiliti dai trattati (Bce e Bei per esempio)” e la “partecipazione del Regno Unito in fondi specifici connessi alle politiche dell’Unione (come il fondo per i rifugiati in Turchia)”.