Brexit, divorzio troppo salato, Londra: “Non daremo 100 miliardi alla Ue”

Uscire dall’Europa potrebbe costare troppo, più del dovuto. Il Regno Unito non ha alcuna intenzione di staccare un assegno da 100 miliardi di euro per il divorzio dall’Unione europea. Così il ministro per la Brexit, David Davis, replica alle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, che indica appunto in 100 miliardi di euro la cifra che Bruxelles pretenderebbe da Londra. Il Regno Unito, ha detto Davis in un’intervista mattutina a Itv, pagherà ciò che è legalmente dovuto e “non quello che vuole la Ue” . Di fronte alle cifre che sono circolate in questi giorni riguardo all’entità delle somme dovute dalla Gran Bretagna per chiudere i suoi obblighi finanziari verso l’Europa, Davis ha replicato: “Non pagheremo 100 miliardi di euro”. 

Più che un negoziato, la Brexit è una vera e propria guerra economica e di nervi, a colpi di una battaglie e scaramucce , una al giorno  al giorno. L’ultima è stata rivelata  dal quotidiano della City che stima il “conto del divorzio” che la Gran Bretagna dovrà pagare all’Unione Europea in circa 100 miliardi di euro. Molto di più, in effetti quasi il doppio, dei 50-60 miliardi di euro indicati finora dal presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, e da altri negoziatori di Bruxelles.

“Non pagheremo 100 miliardi”, ha messo in chiaro David Davis, ministro britannico per la Brexit, ribadendo il punto di vista già avanzata dal premiert Theresa May, che nei giorni scorsi aveva promesso inflessibilità e fatto capire che un “conto all’uscita” era un’idea del tutto sgradita a Londra. “Il Regno Unito non potrà evitare di pagare tutto quello per cui si è impegnata fino a che è stato membro dell’Ue”, ha tuttavia risposto il capo negoziatore Ue Michel Barnier presentando il suo mandato negoziale. “Non si tratta di una punizione, o di un conto che il Regno Unito è chiamato a pagare per avere scelto la Brexit – ha precisato – Si tratta di rispettare con senso di responsabilità gli impegni presi, che riguardano migliaia di collettività, imprese, progetti per i quali il denaro è già stato stanziato. Immaginate che problemi creerebbe un’amputazione o interruzione di tali progetti”.