Basovizza, Debora Serracchiani rende omaggio ai martiri delle foibe

Dopo aver negato per decenni la storia, gli eredi del Partito comunista italiano sono costretti ad ammettere la verità: ossia che i comunisti jugoslavi hanno infoibato decine di migliaia di italiani colpevoli solo di essere tali. Importante gesto del presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, del Pd, che ha reso omaggio ai rappresentanti delle forze dell’ordine vittime delle foibe, partecipando stamane a Basovizza, sul Carso triestino, alla cerimonia organizzata dal Sindacato autonomo di Polizia in occasione del “Memorial day”, la manifestazione nata nel 1993, a un anno dalla strage di Capaci, per celebrare le vittime della mafia, del terrorismo e di ogni forma di criminalità. L’evento si svolge in più parti d’Italia con staffette di ciclisti che attraversano diversi luoghi simbolo della storia italiana per confluire assieme, il 18 maggio, a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Basovizza è stata scelta quale punto di partenza della staffetta del Friuli Venezia Giulia per la sua alta valenza simbolica evocata dalla presenza di diversi monumenti che ricordano i conflitti del XX secolo. I rappresentanti del Sap hanno deposto dei fiori accanto alla stele eretta dall’Associazione nazionale della Polizia di Stato in memoria dei poliziotti caduti e infoibati. “Non bisogna soltanto ricordare – ha richiamato Serracchiani durante il suo intervento – ma è doveroso rendere attuale il sacrificio di chi è stato vittima di eventi tragici come questi. È fondamentale che il significato di queste morti sia trasmesso ai ragazzi affinché apprendano determinati valori, come la legalità, che danno un senso profondo al nostro presente”. La breve cerimonia si è svolta alla presenza del vicesindaco del Comune di Trieste, Pierpaolo Roberti, del comandante della Polizia municipale triestina, Sergio Abbate, e dei vertici regionali del sindacato di polizia. Si calcola che nelle foibe carsiche somparvero circa ventimila persone. Altri italiani furono annegati dagli jugoslavi al largo di Spalato e di altre città dalmate.