Ancora sacrifici, ora ci si mette anche Bankitalia: ci vogliono proprio morti

Segnali inquietanti, altri sacrifici attendono gli italiani. Come se non bastassero quelli già affrontati. «Serve uno sforzo eccezionale non retromarce» dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che scatta una fotografia lugubre dell’economia italiana e non nasconde che le pesanti eredità lasciate dalla recessione e da politiche insufficienti pesano come un macigno sul futuro degli italiani: dal debito pubblico alla disoccupazione, dai crediti deteriorati delle banche al grave gap tecnologico e di produttività delle nostre imprese. Visco, pertanto chiede alla politica una cosa forse impossibile. Chiede di presentarsi alle prossime elezioni con “programmi chiari, ambiziosi, saldamente fondati sulla realtà”. A partire dall’uscita dall’euro. “Spesso se ne parla senza cognizione di causa – tuona il numero uno di Bankitalia – non servirebbe a curare i mali strutturali della nostra economia”.

Bankitalia, incertezza politica e ancora sacrifici: poveri noi

La ripresa ancora debole rispetto al resto dell’Europa e soprattutto il peso del debito pubblico sono stati i temi più spinosi al centro della Relazione annuale sul 2016 di Visco a palazzo Koch. Via Nazionale ha più volte indicato ricette e possibili soluzioni per stimolare la crescita e per salvare il sistema bancario, per anni definito ‘solido’ da Palazzo Koch eppure uscito malconcio da un anno orribile. Ricordiamo che nel suo primo discorso all’assemblea dei partecipanti, Visco  aveva allertato sulla crisi del debito sovrano, un debito stellare quello che l’Italia ha contratto. E ora Visco chiude il suo mandato con un Paese ancora “inguaiato” dal suo debito – che è aumentato sotto il governo Renzi-Gentiloni – da riforme promesse ma mai realizzate in molti settori e con la possibilità di elezioni anticipate e l’incertezza politica. Siamo messi male, lascia intendere con giri di parole  Visco, che a ottobre terminerà il suo incarico di sei anni (salvo riconferma). Usa un linguaggio soft ma il senso è chiaro. Del resto, se si andrà ad elezioni in tempi brevi, cioè prima della manovra finanziaria, cioè prima che i partiti chiamati poi a governare gettino la maschera sull’entità di una manovra “dettata” dai mercati, poche forze politiche potranno avere il coraggio della chiarezza. Soprattutto chi in queti mesi ha nascosto dietro slogan e mancette il baratro che si profila all’orizzonte.

Politiche sbagliate: il lascito del Monti-Letta-Renzi-Gentiloni

“Il percorso per riportare l’Italia sulla strada della crescita è iniziato ma deve rafforzarsi”, dice nelle  “Considerazioni finali”. C’è luce in fondo al tunnel?  Macché.”I cambiamenti – avverte – richiederanno tempo, impegno, sacrifici”. Un brivido sale lungo la schiena. Lo scacchiere economico mondiale è in grande trasformazione, ma a questi mutamenti l’Italia “ha risposto con fatica, e questo spiega le difficoltà incontrate nel dare vigore a una ripresa che pure si sta consolidando”. In altre parole Visco, pur riconoscendo che il percorso per riportarci sulla strada della crescita è iniziato, avverte che questo deve rafforzarsi. Il che vuol dire che fin’ora si è fatto poco e male; il che ha solo una strada, la politica del rigore e dei sacrifici. Da qui un forte richiamo alla politica: “Il consenso va ricercato con la definizione e la comunicazione di programmi chiari, ambiziosi, saldamente fondati sulla realtà”. Un invito a evitare facili scorciatoie, prima fra tutte quella di vagheggiare l’uscita dall’euro come panacea per risolvere i mali dell’economia italiana , ma soprattutto un bocciatura senza se e senza ma alla politica degli slogan, delle promesse elettorali, e soprattutto ora che si annuncuano elezioni anticipate probabili, ricorso ad argomenti fumosi, per non perdere consensi. 

Rialza la testa il partito dei sacrifici

La parola sacrifici e la logica “lacrime e sangue” torna prepotentemente e sinistramente nelle parole di Visco ma in quelle dell’ex premier Mario Monti, uno che di sacrifici ce ne ha chiesti tanti. Intervistato da Repubblica, gli viene chiesto se la legge elettorale alla tedesca possa essere d’ausilio alla situazione economica. A domanda Monti risponde così: «Con uuna grande coalizione, magari limitata nel tempo,  potrebbe essere più facile promuovere riforme radicali, distribuendone i sacrifici. Il timore è che qualcuno pensi di trasformarla nello strumento utile a distribuire risorse che il Paese non ha». Sembra che la prospettiva pià auspicabile sia qualcosa di molto somigliante a  quel che fu il governo Monti. Poveri noi. Ci vogliono proprio atterrare.