Afghanistan, era un bluff la cosiddetta “superbomba” Moab americana

La “potentissima” bomba Moab, la cosiddetta superbomba sganciata dagli Stati Uniti lo scorso 13 aprile in Afghanistan per colpire tunnel e grotte dell’Isis, avrebbe in realtà fatto pochi danni all’organizzazione del terrorista islamico al-Baghdadi. È quanto emerge da uno studio dell’Alcis, un istituto americano indipendente che effettua analisi geografiche. L’inchiesta mette in luce le contraddizioni dei dati riportati dal governo afghano, secondo cui la bomba aveva ucciso 94 militanti del sedicente Stato Islamico, mentre nessun civile era stato coinvolto dall’esplosione, si legge sul Guardian. “Non capisco dove abbiano preso questo numero – ha sostenuto il direttore dell’istituto, Richard Brittan – e come facciano a dire che i civili non rientrino tra le vittime”. Secondo Brittan invece “la bomba è stata lanciata un mese prima del raccolto, è possibile che alcuni agricoltori fossero presenti nei terreni colpiti e siano stati contati come militanti dell’Isis”. Ma il portavoce dell’esercito americano a Kabul, William Salvin, esclude il coinvolgimento di civili perché “l’area era stata sorvegliata per una settimana prima di lanciare la bomba”. I satelliti dell’Alcis hanno sorvolato la provincia del Nangarhar colpita dalla Moab, riscontrando che la bomba aveva distrutto edifici nel raggio di 150 metri, e non di 3 chilometri, come riportato dai dati ufficiali Usa. L’analisi, inoltre, solleva dubbi sul reale scopo del bombardamento, in teoria mirato a combattere l’Isis in Afghanistan, laddove la presenza dei terroristi talebani è molto più alta rispetto a quella dei seguaci di al-Baghdadi. Ma il portavoce dell’esercito americano ribadisce che “la Moab è stata usata specificamente per combattere l’Isis”.