29 anni fa moriva Enzo Tortora: la tragedia di un uomo perbene (VIDEO)

Sono passati 29 anni dalla morte di Enzo Tortora: quasi tre decenni da quell’addio che ha commosso un Paese intero, arrivato al culmine di anni di ingiustizia e di dolore che hanno segnato ineluttabilmente la sua vita, minandone la salute fino al punto di pregiudicare la sua stessa sopravvivenza. Lui, protagonista suo malgrado e vittima innocente di una delle pagine più nere della storia della cronaca tricolore e, soprattutto, della magistratura, che fondò una maxi inchiesta sulle accuse di inattendibili pentiti.

29 anni fa moriva Enzo Tortora: la tragedia di un uomo per bene

Impossibile, allora, dimenticare quei fotogrammi che lo hanno immortalato, ammanettato all’uscita del portone quando non è neppure l’alba. Quell’infierire fino a destrutturare quella sua immagine compassata a furia di implacabili flash che paparazzi e reporter scattano incessantemente, all’ingresso in aula per le udienze, prima, e a ribarne sguardo e pensieri all’atto della sentenza, poi. E che dire di quegli scatti rubati dal carcere che hanno violato la sua intimità, mostrandolo al mondo in una delle ore d’aria vissute in carcere quando era ormai definitivamente provato dalla detenzione dura e da un’ingiustizia insanabile. Istantanee che nel giro di breve hanno annullato anni di impegno e di carriera in tv; che hanno offuscato l’immagine di Un uomo per bene, come reciterà il titolo di un film a lui dedicato da Maurizio Zazzaro e incentrato su quello che sarebbe passato alla storia come “Il caso Tortora”, l’incredibile vicenda di malagiustizia che lo ha indebitamente coinvolto e travolto, quando Tortora fu accusato di reati gravissimi – associazione di stampo camorristico e traffico di droga – rispetto ai quali, dopo 7 mesi di gogna mediatica e di detenzione, sarebbe stato completamente assolto.

Quel ritorno “impossibile” a Portobello

Peccato che, appena un anno dopo la sua assoluzione in via definitiva della Corte di Cassazione, Tortora muore, stravolto da anni trascorsi a lottare strenuamente contro malagiustizia e calunnie. Nel frattempo però, quei magistrati il cui iniquo operato hanno contribuito a minare serenità, salute e immagine pubblica dell’uomo televisivo, del padre, del compagno di una vita, nel frattempo hanno avuto modo di andare avanti e fare pure carriera. Per Tortora, invece, tutto si è praticamente fermato a quel maledetto venerdì 17 giugno del 1983 quando Enzo Tortora viene svegliato alle 4 del mattino dai Carabinieri di Roma e arrestato con tanto di manette ai polsi. Nulla, da quel momento in poi, sarebbe più stato lo stesso: come avrebbe confermato anni dopo il suo indimenticabile ritorno nello studio tv di Portobello affidato a poche, ma esaustive parole: «Dunque… dove eravamo rimasti»…

Il caso Tortora: accuse e false testimonianze

La sua vita, di certo, era rimasta bloccata a quelle accuse basate sulle dichiarazioni dei pregiudicati come Giovanni Pandico, Giovanni Melluso (soprannominato “Gianni il bello”) e soprattutto, Pasquale Barra, uomo di punta del clan di raffaele Cutolo. Inoltre,  altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata, tra cui Michelangelo D’Agostino, pluriomicida detto “Killer dei cento giorni”, accusarono Tortora, in un profluvio di false testimonianze e di menzogne, a cui aha contribuito l’errore su un nome scritto a penna sull’agendina di un boss che appariva essere, inizialmente, quello di Tortora, con a fianco un numero di telefono; il nome, ad esito di una perizia calligrafica, risultò non essere quello del presentatore, bensì quello di un tale Tortona. E tanto è bastato perché si consumasse il dramma.