Venezuela, sale a 25 il numero delle vittime delle proteste anti-Maduro

Ancora morti in Venezuela nell’ambito delle proteste contro il presidente Nicolas Maduro. Nella città nord-occidentale di Merida un uomo è morto dopo essere stato colpito da un colpo d’arma da fuoco alla gola, mentre altri sei sono stati gravemente feriti. Le altre vittime a Barinas, dove a perdere la vita per le ferite da arma da fuoco è stato un manifestante di 54 anni, e nel nord ovest del Paese, dove a morire, per un proiettile alla testa è un giovane oppositore di soli 23 anni. Sale così a 25 il totale delle vittime dei disordini cominciati all’inizio di aprile: 13 persone sono morte durante le manifestazioni e 12 durante i saccheggi. Nel 2014, una simile ondata di proteste contro Maduro aveva portato alla morte di 43 persone.

Altri tre morti nelle ultime ore

L’ondata di proteste e manifestazioni contro il regime di Maduro è cominciata oltre un anno fa a causa di una crisi economica basata soprattutto sul petrolio, di cui il Venezuela è tra i maggiori produttori al mondo. Ma a innescare la miccia del caos è stata soprattutto la sconfitta di Maduro alle elezioni legislative del dicembre del 2015 che ne evidenziò la drammatica crisi di leadership. Da allora la crisi si è avvitata in una spirale senza fine: supermercati vuoti, inflazione galoppante ed elettricità razionata.

Il Venezuela paga la crisi del petrolio

Ma torniamo al petrolio, il cui progressivo deprezzamento sul mercato ha pesato non poco sulle entrate del Venezuela di Maduro. Il ribasso dai 100 dollari del periodo di Chavez ai 40 attuali in un Paese che vive quasi esclusivamente di esportazione dell’oro nero non poteva non avere conseguenze nefaste sull’economia venezuelana. Secondo le stime di un anno fa del Wall Street Journal, per fronteggiare la situazione il Venezuela dovrebbe vendere il proprio petrolio a 121 dollari al barile. Un prezzo decisamente fuori mercato.