Turchia, il referendum non si discute. 38 arresti di dissidenti a Istanbul

La polizia turca ha arrestato  a Istanbul 38 persone che hanno partecipato a manifestazioni pacifiche per contestare il risultato del referendum costituzionale di domenica. Lo hanno riferito attivisti e il giornale di opposizione Birgun, che ha citato avvocati o parenti delle persone finite in manette. L’accusa nei loro confronti è quella di aver fatto propaganda per mettere in discussione la legittimità del risultato del referendum. ”Si tratta principalmente di persone che hanno partecipato alle proteste dopo il referendum o che hanno fatto sentire la loro voce contro il risultato sui social media”, ha detto Deniz Demirdogen, avvocato di uno dei detenuti, Mesut Gecgel.

La tensione non si stempera: il primo ministro turco Binali Yilidirim ha contestato l’appello a manifestare contro il risultato del referendum rivolto dal leader del principale partito di opposizione Chp, Kemal Kilicdaroglu. ”L’obiezione è prevista dalla legge, con strumenti per cercare giustizia, allo stesso modo in cui le elezioni sono uno strumento di democrazia. Ma il modo per cercare giustizia dovrebbe essere limitato a questo. E’ sbagliato superare questo limite e chiedere ai cittadini di scendere in strada. Si supera la linea della legittimità. Ci aspettiamo che il leader del principale partito di opposizione agisca in modo più responsabile”, ha detto Yilidirim incontrando i giornalisti.

Il leader del Chp ha fatto sapere su Twitter che il partito non riconosce i risultati del referendum e ha chiesto ufficialmente alla Commissione suprema per le elezioni di annullare il voto del 17 aprile. Parlando di Kilicdaroglu, il premier turco ha parlato di ”dichiarazione sfortunata con la quale ha detto che non verranno riconosciuti i risultati. E’ inaccettabile che il principale partito di opposizione non riconosca i risultati che la popolazione già riconosce”.

Ankara torna infine a criticare gli osservatori dell’Osce, secondo i quali il referendum di domenica in Turchia sulla riforme costituzionali non ha rispettato gli standard internazionali. Il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha sottolineato come gli organi incaricati di vigilare sulla regolarità del voto non debbano interferire nelle vicende politiche interne di un Paese. Secondo il capo della diplomazia turca, il rapporto dell’Osce è “fazioso” e rivela “ignoranza”. “Non potete venire in Turchia e interferire nelle sue questioni politiche”, ha dichiarato Cavusoglu, citato dall’agenzia di stampa Dpa. Per l’Osce, il referendum si è svolto “in condizioni di disparità, con le due parti che nella campagna non hanno avuto le stesse opportunità”. L’Organizzazione ha anche evidenziato come la commissione elettorale (Ysk), modificando i criteri di valutazione delle schede non timbrate mentre erano in corso le operazioni voto, “ha indebolito una salvaguardia importante e contraddetto la legge”.