Trump “libera” l’americana detenuta al Cairo: Obama non c’era riuscito

La cooperante americana, di origine egiziana, che era da tre anni in prigione al Cairo, diventando uno dei simboli della brutale repressione egiziana sulla società civile, è stata scarcerata ed è rientrata negli Stati Uniti. Lo riporta oggi il Washington Post rivelando che l’amministrazione Trump ha per settimane negoziato in modo riservato il rilascio di Aya Hijazi. Insieme alla trentenne cittadina americana sono stati liberati anche il marito Mohamed Hassanein, che è egiziano, ed altri quattro operatori umanitari.

Il successo di Trump

Il presidente Donald Trump, che nelle scorse settimane ha ricevuto il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi alla Casa Bianca, ha inviato un aereo governativo per riportare Hijazi e la sua famiglia a Washington. Hijazi, che è cresciuta a Falls Church, in Virginia, e si è laureata alla George Mason University, stava lavorando al Cairo con la Belady Foundation, creando insieme al marito un centro per i bambini di strada. La coppia e i loro colleghi erano stati arrestati il primo maggio del 2014 con l’accusa di abuso e traffico su minori, accuse che erano state denunciate come false da attivisti dei diritti umani e funzionari americani anche perché nessuna prova in questi anni è stata presentata a loro carico.

Il fallimento di Obama

L’amministrazione Obama aveva cercato senza successo di ottenere dal governo egiziano il rilascio di Hijaz e degli altri detenuti. Ma l’atteggiamento del Cairo è cambiato dopo il “reset” attuato da Trump che ha accolto al Sisi alla Casa Bianca il 3 aprile scorso, definendo “fantastico” l’uomo del Cairo e offrendogli “il forte sostegno” degli Stati Uniti. Così la scorsa domenica un tribunale della capitale egiziana ha archiviato tutte le accuse a carico del gruppo. La Casa Bianca si accinge a celebrare un successo diplomatico alla fine di una settimana in cui ha dovuto fronteggiare accuse riguardo confusione sulla politica estera. Oggi, infatti, è previsto che Hijazi e il fratello Basel si rechino alla Casa Bianca per incontrare il presidente e la figlia Ivanka e il genero Jared Kushner, che avrebbero seguito con particolare attenzione la vicenda dell’americana. Dalla Casa Bianca si specifica inoltre che il presidente Trump ha seguito personalmente la vicenda, fino alla scarcerazione ed il rientro in patria, ed ha inviato il suo consigliere militare, il maggiore dell’Aeronautica, Wes Spurlock, ad accompagnare Hijazi e la sua famiglia.

Il rientro degli scarcerati

Inoltre in questi giorni è stato in missione al Cairo del segretario alla Difesa, Jim Mattis, che ha incontrato il presidente egiziano. Insieme a Mattis è arrivata anche Dina Powell, nuovo membro, in grande ascesa perché alleata di Jared Kushner, del consiglio per la Sicurezza Nazionale che è originaria dell’Egitto, che, dopo che Mattis ha continuato la sua missione in Israele, è rimasta al Cairo per coordinare il rientro degli scarcerati. «Siamo molto grati che il presidente Trump si sia interessato personalmente della vicenda – ha dichiarato il fratello della scarcerata, che si è recato al Cairo con l’aereo governativo per andare a prendere la sorella – lavorare a stretto contatto con l’amministrazione Trump è molto importante in un momento così difficile». Mentre fonti dell’amministrazione rivendicano il successo della “diplomazia discreta” di Trump che era stato criticato per non aver fatto dichiarazioni pubbliche sulle violazioni di diritti umani negli incontri con leader come al Sisi e il presidente cinese, Xi Jinping. «Voglio che lei torni a casa», avrebbe detto ai suoi Trump che avrebbe sollevato la questione privatamente con al Sisi.