Trump e i missili: Bannon perde la partita, i falchi e Ivanka ora sono più ascoltati

La rimozione di Steve Bannon dal Consiglio per la Sicurezza nazionale potrebbe essere solo il primo passaggio di un ridimensionamento assai più drastico per il capo stratega di Donald Trump. Secondo il Wall Street Journal, il presidente degli Stati Uniti, seccato dalla continua faida in corso tra la fazione “populista”e nazionalista e quella globalista e interventista potrebbe perfino accompagnare alla porta Bannon e con lui Reince Priebus, attuale capo dello staff della Casa Bianca.

Dietro questo ribollire di rivalità c’è un’insanabile la frattura tra Bannon e Jared Kushner, genero di Trump e ascoltatissimo consigliere del presidente. A fare esplodere la tensione è stata la decisione presa da Trump di lanciare il bombardamento contro il regime siriano, fortemente osteggiata da Bannon. Secondo l’ex presidente di Breitbart News, descritto dai media liberal come l’anima nera’ del trumpismo, l’intervento in Siria sarebbe contrario alla dottrina dell'”America first”, prima gli interessi americani, rivelatasi vincente durante la campagna elettorale. Al culmine del loro scontro, Bannon avrebbe addirittura accusato Kushner di essere un “democratico”, a testimonianza di quanto il rapporto tra i due sia ormai compromesso, dopo l’intesa quasi perfetta mostrata durante la campagna elettorale e la fase di transizione.

Il fatto che Trump abbia deciso l’intervento militare dimostrerebbe proprio la perdita di influenza di Bannon nei confronti del presidente. Secondo la ricostruzione fatta dal quotidiano Usa Politico, il presidente avrebbe fatto un ultimo inutile tentativo di ricomporre il rapporto tra Bannon e Kushner. Ma la rimozione di Bannon, in rotta di collisione con Kushner e Ivanka Trump, che si è detta “fiera” del padre per la decisione di bombardare il regime di Assad, non è una questione di “se”, ma di “quando”, ha scritto anche Axios. Lo stesso vale per Priebus, del quale Trump sarebbe molto deluso per la scarsa incisività.

Cosa succede dunque nello staff che circonda il presidente? Il Foglio ricorda il ruolo emergente di Dina Powell, numero due del consiglio di sicurezza nazionale (protetta da Condoleeza Rice e consigliere di Ivanka). Guadagna credibilità anche Gari Cohn, ex presidente di Goldman Sachs mentre “la paternità militare dell’operazione spetta al segretario della difesa Jim Mattis e al consigliere per la sicurezza nazionale H.R. Mc Master“. Proprio quest’ultimo sarebbe l’artefice della defenestrazione di Bannon. Dunque al momento la corrente globalista e interventista domina i piani della Casa Bianca. Emarginati invece i nazionalisti seguaci della dottrina dell'”America first”.