Trump al bivio: lasciare l’Afghanistan o intensificare le operazioni militari?

Si riaccende la guerriglia in un Afghanistan mai pacificato totalmente. Gli Stati Uniti devono decidere se proseguire o meno lo stillicidio di uomini e mezzi e risorse nel Paese asiatico, e per farlo devono chiudere definitivamente la questione con i terroristi talebani. Le operazioni antiterrorismo si stanno intensificando, anche nel vicino Pakistan, da dove spesso partono i e si rifugiano i talebani, ma gli jihadisti non sembrano disposti a cedere. Il Pentagono dovrà decidere cosa fare. Poche settimane fa il comando supremo talebano scrisse una lettera aperta al nuovo presidente americano Donald Trump, chiedendogli di lasciare onorevolmente il Paese agli afghani, ma le operazioni militari sono proseguite. Ora la scelta è di Trump. Anche la notte scorsa vi è stato un attacco dei talebani, respinto, contro il quartier generale delle forze di sicurezza afghane nella provincia settentrionale di Takhar. Lo riferisce la polizia aggiungendo che dieci talebani sono rimasti uccisi negli scontri, Due giorni fa ben 27 talebani sono stati uccisi in un raid delle forze speciali dell’esercito afghano nella provincia orientale di Nangarhar, verso il Pakistan, secondo quanto riferito un portavoce del ministero della Difesa, il Generale Dawlat Waziri sul suo account Twitter.

Incursioni in Afghanistan anche dal vicino Pakistan

Tra i militanti uccisi nell’operazione ci sarebbe anche un leader locale talebano di nome Mullah Zakir insieme ad altri quattro comandanti. Sette uomini sono stati arrestati e una grande quantità di armi e munizioni sono stati sequestrati. Anche un altro leader militare della rete terroristica di Al Qaeda, Qan Yasin, era morto in un attacco delle forze statunitensi il 19 marzo nella provincia afghana di Paktika, lo ha confermato il Pentagono. Yasin era considerato la mente di numerosi attacchi terroristici, tra cui il bombardamento del Marriott Hotel di Islamabad nel 2008, dove sono morte più di cinquanta persone. E’ anche considerato il responsabile dell’attacco alla squadra di cricket dello Sri Lanka nel 2009, che ha ucciso nove persone. Infine, sempre due giorni fa, è stato di almeno 22 morti e 50 feriti il bilancio di un’esplosione avvenuta nei pressi di una moschea sciita e di un mercato a Parachinar, nel nordovest del Pakistan. Lo riferisce il portale DawnNews che cita fonti mediche e della polizia locale. Tra le vittime ci sarebbero donne e bambini. La natura dell’esplosione non è ancora chiara: alcune fonti parlano di un attacco sferrato da un attentatore suicida. L’agenzia di stampa Dpa riferisce di una rivendicazione del gruppo Jamaat-ul-Ahrar, fazione scissionista del movimento dei Talebani del Pakistan (Ttp), che ha già rivendicato altri attacchi in Pakistan.