Toghe, inchieste e politica: tutto quel che il “garantista” Renzi non dice

Sarebbe facile cavarsela con una battuta, tipo “chi di giustizialismo ferisce, di giustizialismo perisce”. Ma la situazione, ancorchè non seria parafrasando Flaiano, è troppo grave per ricorrere al sarcasmo. Meglio perciò calare qualche argomentazione utile a capire lo stato delle cose. La prima: la concorrenza politica tra Pd e M5S non verte su ceti sociali, segmenti generazionali o territori, ma sul collegamento con le procure militanti. Sul Foglio Annalisa Chirico ha ben descritto personaggi e interpreti dell’attuale «triangolo giudiziario»: il pm che attiva l’inchiesta “sensibile”, il Fatto Quotidiano che la amplifica, il M5S che la strumentalizza in Parlamento e nei talk-show. Giusto. Ora, però, provate a sostituire il Fatto Quotidiano con Repubblica, il M5S con il Pd, attivate le meningi e godetevi l’effetto “salto nel tempo” quando la faccia di Silvio Berlusconi era più bersagliata di una sagoma al pligono di tito. Ricordate? Impossibile o quasi sconfiggerlo nelle urne, si decise di eliminarlo politicamente per via giudiziaria. Nel frattempo era entrato in scena anche Renzi. Fu proprio lui a tuittare l’insolente «game over» con cui l’allora Rottamatore salutò l’espulsione dal Senato di un leader quattro volte premier. Seconda considerazione: se Berlusconi non c’è più ma continua ad esserci una politica sotto scacco giudiziario, vuol dire che l’interventismo delle toghe militanti, più che un ossessione del Cavaliere, è un’anomalia tutta italiana. Un’anomalia che grazie alla complicità di un’informazione almeno distratta sta sottraendo sovranità al Parlamento a vantaggio di poteri irresponsabili. Una ricerca in tal senso effettuata dal Mulino qualche anno fa («La qualità della democrazia in Italia») è più di un campanello d’allarme.  Terza considerazione: con queste premesse, è severamente proibito al Parlamento barare sulla legge elettorale. Due le tentazioni da rifuggire per evitare che il malconteno si faccia tsunami: limitarsi a piccoli ritocchi per conservare una casta di nominati al posto di eletti del popolo; strozzare con una norma ad hoc le legittime ambizioni di governo del M5S. Occorre, in poche parole, un atto di resipiscenza della politica. Solo così, da grave, la situazione potrà finalmente diventare anche seria.