Su 40mila euro ben 16 volano in tasse. Per l’Ugl il Def del governo è inadeguato

Il 40% del reddito delle famiglie viene speso in tasse: di un budget annuo complessivo di 40.000 euro quota destinata ai tributi raggiunge in media la cifra 16.000 euro. Il confronto con Paesi simili all’Italia, come la Francia, indica che il prelievo si ferma a 8.000 euro (cioè la metà). Lo rileva il presidente facente funzioni del Cnel, Delio Napoleone, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame del Def. La riduzione mirata dell’Irpef, nei confronti dei nuclei familiari, ”sarebbe stata una scelta positiva” ma l’intervento sull’imposta non è previsto. La politica italiana ”ha trascurato per anni il tema della centralità della famiglia”, osserva Napoleone. Il Cnel chiede di intervenire con dei servizi piuttosto che attraverso dei ”contributi o dei bonus in danaro”. E bisogna realizzare dei ”progetti pluriennali, con meccanismi di finanziamento certi, attraverso un’organizzazione definita e affidabile, che si ponga come punto di riferimento”. Nulla di tutto questo è previsto nel Def. Il Cnel ”registra con rammarico la mancata previsione di un nuovo sistema di assegni familiari, che venga in aiuto alle famiglie con figli”. E chiede al governo di mettere in campo delle ”azioni mirate nei confronti di nuclei e politiche per incoraggiare la natalità”.

Per l’Ugl abbiamo perso una legislatura

Critiche anche dal sondacato: ”L’impressione che si trae è quella di aver perso una legislatura: cinque anni nei quali non sono state poste le basi per un vero e strutturale rilancio del sistema Paese, necessario alla luce di alcuni ritardi storici, su tutti quelli accumulati dalle regioni meridionali, e dei devastanti effetti della doppia crisi economica. Per non parlare di tutte quelle riforme, devastanti come quella del Jobs Act e sospese in un “limbo di attesa” come il disegno sul lavoro autonomo o la riforma della pubblica amministrazione”. Così Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, evidenzia le ‘buone intenzioni’ contenute nel Documento di economia e finanza. ”L’affermazione che l’economia italiana si sia avviata verso un sentiero di graduale ripresa è sotto il profilo formale, corretta, ma non tiene conto di quanto è stato messo in campo dai nostri partner europei, i quali sono a tutti gli effetti dei competitor e non degli alleati. Dal 2007 al 2015, il prodotto interno lordo italiano è cresciuto in termini assoluti di appena 35,9 miliardi di euro; nello stesso periodo, quello tedesco si è incrementato di quasi 520 miliardi, quello del Regno Unito di 343 miliardi, quello francese di oltre 235 miliardi. Sono indubbiamente lontane le dispute degli anni ’80 sul posizionamento del nostro Paese all’interno delle economie maggiormente sviluppate”, spiega.