Storia del pilota Rsi Faggioni, caduto nei cieli di Anzio e mai più ritrovato

Una Medaglia d’Oro al Valor militare, cinque d’Argento, tre di Bronzo, due Ritterkreuz tedesche, una promozione sul campo: è il curriculum del tenente pilota Carlo Faggioni, abbattuto dalla contraerea nemica il 10 aprile 1944 sui cieli di Anzio mentre svolgeva una difficile missione contro un nemico soverchiante e mai più ritrovato. Aveva solo 29 anni e una vita intensa alle sue spalle. Era nato da una famiglia agiata di Carrara nel 1915, e poco prima di conseguire la maturità classica abbandonò gli studi per iscriversi al corso di volo presso l’aeroporto di Pisa, altrimenti il bando sarebbe scaduto. Nel 1935 conseguì il brevetto di pilota militare e fu inviato in Etiopia, dove fece le sue prime esperienze e si guadagnò la prima medaglia. Dopo lo scoppio della guerra fu inviato con gli aerosiluranti all’isola di Rodi, al comando di Carlo Emanuele Buscaglia nella squadriglia Quattro Gatti. Qui partecipò a numerose operazioni principalmente contro la marina inglese. Per le sue coraggiose ed efficaci azioni in coppia con l’altro asso Giulio Cesare Graziani, in Italia Faggioni e Graziani furono soprannominati “i gemelli del siluro”. Dalla fine del 1942 Buscaglia, Faggioni e Graziani furono impegnati in Nordafrica dove effettuarono numerose operazioni contro il naviglio nemico e contro i caccia inglesi. In una di queste azioni Buscaglia precipitò e fu creduto morto, ma in realtà era gravemente ferito e fu preso prigioniero. In seguito andò a combattere con l’aeronautica cobelligerante alleata.

Faggioni doveva contrastare lo sbarco di Anzio

A maggio Faggioni e la sua squadriglia parteciparono alla famosa “Operazione scoglio”, quella contro Gibilterra, ma l’azione fu interrotta: Faggioni e un altro pilota non ricevettero il segnale della sospensione a attaccarono da soli il porto, non riuscendo a sortire effetti perché forse i loro siluri erano stati sabotati dagli antifascisti, come era già accaduto in passato. Faggioni, rimasto privo di benzina, dovette atterrare in Spagna, da cui poi tornò in Italia. Il 15 luglio 1943 insieme con Ottone Sponza colpì la portaerei inglese Indomitable. Il 2 settembre fu mandato in licenza, e la notizia dell’armistizio lo colse a Carrara. Dopo aver cercato invano di ricevere ordini da qualcuno, ad ottobre rispose all’appello del colonnello Botto e si arruolò nell’Aeronautica nazionale repubblicana. I suoi nemici erano sempre gli stessi. Fu messo al comando del I Gruppo aerosiluranti. Dopo alcuni mesi di combattimenti, nel marzo 1944 il gruppo fu destinato a contrastare lo sbarco di Anzio. Ma il destino stava per chiamare. Il 6 aprile, in una di queste sortite contro gli alleati ad Anzio, il gruppo di 13 aerosiluranti di Faggioni fu intercettato sopra le colline del Chianti dai caccia americani. Nello scontro che seguì l’Anr perse ben sei velivoli. Lo stesso Faggioni fu costretto a un atterraggio di emergenza. Il 10 aprile l’azione fu ripetuta: Fagioni, alla testa dei quattro velivoli superstiti, tra cui quello di Irnerio Bertuzzi, che fu poi il pilota di Enrico Mattei e che con lui scomparve a Bascapè, si diressero verso la testa di sbarco alleata volando bassi per sfuggire ai radar. A questo punto non si sa cosa accadde, se non che tutti gli aerei della Rsi, tranne quello di Bertuzzi che fu il solo a tornare, furono abbattuti dalla contraerea navale. Sembra che Faggioni esplose in volo colpito da una bomba, ma non è certo, tanto che inizialmente fu dato per disperso. Solo quando fu trovato in mare il suo berretto e il portadocumenti lo si dichiarò morto. L’unità aerosiluranti dell’Anr da allora fu intitolata a Carlo Faggioni. La storia ha una coda: nell’aprile del 2012 alcuni pescatori hanno individuato al largo di Lavinio e a cento metri di profondità i resti di un aereo. Era un Savoia Marchetti come quello di Faggioni. Recuperata la carcassa del velivolo, è stata portata al Museo dello sbarco di Anzio. Quando e se si appurerà che i resti sono quelli dell’aerosilurante di Faggioni, il capitano pilota potrà finalmente riposare.