Sondaggio: il centrodestra unito è in testa. Perdono Pd e M5S

Tra sorpassi e incertezze, il sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato sul Corriere della sera parla chiaro: nelle intenzioni di voto degli italiani il centrodestra unito è in testa, con buona pace di Pd e M5S che perdono punti e, tra scissioni e pasticci giudiziari, anche credibilità politica.

Il sondaggio decreta la svolta la vertice: centrodestra in testa

L’interminabile scontro al vertice tra Pd e movimentisti grillini, in procinto di passare dai salotti tv alle aule dei tribunali, unito a una sempre più evidente freddezza ostentata dall‘ala renziana del Pd nei confronti dell’esecutivo Gentiloni  – acuitasi all’indomani della manovra – con stilettate più o meno esplicite indirizzate ai due principali ministri tecnici, Padoan e Calenda, rendono chiaramente l’idea di come sinistra e pentastellati ai ferri corti da un bel po’ siano arrivati all redde rationem, sconfortando ulteriormente gli italiani, ormai stanchi di beghe di alto rango e bisognosi di avere risposte concrete a recriminazioni e necessità. E in tutto questo, un Berlusconi in stato di grazia, capace di convincere gli elettori su argomenti come tasse e pensioni e di accattivarsene il favore anche grazie alla recente svolta veg e animalista; Giorgia Meloni saldamente alla guida di Fratelli d’Italia e forte del progressivo e rassicurante aumento dell’indice di gradimento del partito; e un Salvini rampante, padrone anche se non vincitore del derby con Forza Italia, sanciscono e condividono un favore elettorale continuamente in crescita. E a ragion veduta.

Pd e Grillo nel guado perdono posizioni (e credibilità politica)

Non a caso, scrive Pagnoncelli sul Corriere, «il centrodestra si mantiene molto competitivo. La somma dei tre partiti supera il 30 per cento… Continua il duello ravvicinato Lega-Forza Italia che oggi vede la formazione di Berlusconi due decimali sopra la Lega… La formazione di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, segna una crescita che la porta a superare il 5%», mentre il Pd «si colloca al 27,6%, sotto al risultato su cui si era stabilizzato precedentemente (intorno al 30%)», pagando il conto alla scissione che, a sua volta, non ha però portato fortuna nemmeno agli scissionisti, il cui Movimento democratico e progressista era stato accreditato al 3,3% agli esordi, e che oggi, secondo Pagnoncelli, sconta invece «la scarsa chiarezza delle ragioni e la mancanza di un progetto politico chiaro (per gli elettori)», attestandosi sul 2,6%. In base all’indagine sondaggistica pubblicata sul Corriere, invece, il processo esattamente inverso riguarderebbe i centristi di Alternativa Popolare, assestatisi dopo le contrazioni registrate dal Ncd, sul 3,4%. Infine, l’M5S, al cui interno la rilevazione segnala «un’apprezzabile contrazione rispetto al dato di metà marzo: 1,6 punti in meno»; dati a cui hanno sicuramente inferto il colpo di grazia le vicisittudini della Cassimatis per arbitrario volere di Grillo a Genova, e le goffe esternazioni del delfino Di Maio. Tirando le somme, allora, l’M5S perde più di un punto e mezzo e si ferma sul 30,7. Il Pd è nel guado al 27,6%, mentre il centrodestra unito (FI, FdI e Lega sommati) svettano con un lusinghiero 31,2.