Siria, il Pentagono ora indaga su Mosca: «Forse complice nell’attacco chimico»

Si inasprisce ulteriormente la tensione tra Stati Uniti e Russia, dopo l’attacco missilistico ordinato da Donald Trump in Siria. All’indomani della denuncia di Mosca all’Onu sull’«atto di aggressione» americano e della decisione di spostare la fregata Grigorovich RFS-494 al largo delle coste siriane, Washington alza ancora di più l’asticella dello scontro: il Pentagono indaga su un eventuale ruolo della Russia negli attacchi del 4 aprile nella città siriana di Khan Shaykhun, a una settantina di chilometri a sud di Idlib. 

Il Pentagono: «Indaghiamo sul ruolo di Mosca»

Secondo quanto riferito da un alto ufficiale americano, il Pentagono sta indagando sul fatto che Mosca potesse essere a conoscenza o perfino aver partecipato all’attacco chimico e all’attacco all’ospedale attribuiti ad Assad. «Non siamo a conoscenza di un coinvolgimento russo nell’attacco, ma indagheremo su qualunque informazione che ci possa portare in quella direzione», ha affermato nel corso di un briefing al Pentagono la fonte citata da The Hill. Dunque, quella di Washington verso la Russia non è ancora una accusa formalizzata, ma si tratta di una presa di posizione che desta comunque preoccupazione. 

Gli Usa «molto interessati» alla questione

A dare la sponda agli Stati Uniti per mettere il Cremlino “sotto indagine” è stato il fatto che, nella zona dell’ospedale bombardato dopo che vi erano state portate le vittime dell’attacco chimico, sarebbe stato trovato un drone di fabbricazione russa. Il drone, però, potrebbe essere stato usato anche dalle altre forze presenti sul campo. «Non sappiamo perché qualcuno abbia colpito la struttura. Ma il fatto che qualcuno potenzialmente colpisca l’ospedale per coprire le prove di un attacco chimico, circa 5 ore più tardi, è una questione alla quale siamo molto interessati», ha fatto sapere ancora l’ufficiale Usa. Washington, inoltre, ha fatto sapere di essere pronta a imporre nuove sanzioni alla Siria. 

Il Cremlino: «Falsità. Chiusa la linea rossa»

Il Cremlino ha smentito senza mezzi termini l’ipotesi del proprio coinvolgimento. Raggiunto dalla Cnn, il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha inviato messaggio nel quale si leggeva che «questo non è vero». Intanto, Mosca ha anche chiuso la “linea rossa” di comunicazione con Washington sulla Siria: il ministero della Difesa di Mosca ne ha dato comunicazione ufficiale al Pentagono. «Attraverso canali diplomatico-militari è stata inviata una nota al Pentagono, in cui si notifica la sospensione del lavoro all’interno del memorandum di cooperazione, compresa la “hot line” per le comunicazioni», ha detto il generale russo Igor Konashenkov. Il memorandum sulla sicurezza aerea era attivo dal 2015.