Salvini difende la Lega “nazionale” e sfotte Bossi: «Al Sud sei andato prima tu»

Matteo Salvini ha deciso di studiare da premier e di aggiornare il proprio repertorio: non solo lotta all’immigrazione clandestina, euro e sovranità, ma anche buongoverno, Mezzogiorno, turismo. È dunque un Salvini metaforicamente in grisaglia e non più in felpa quello che in queste stesse ore sta illustrando i nuovi contenuti della Lega dai microfoni di Radio Padania, la storica emittente di partito di cui è stato direttore tempo addietro.

Salvini intervistato da Radio Padania e “Libero”

I toni, ovviamente, restano rudi e spicci. Nessuna concessione al bon ton istituzionale, merce rara, del resto, sotto ogni latitudine politica. Strali, dunque,  contro il governo («se ne fotte») per come approccia e gestisce la più grande potenzialità dell’Italia: il turismo. «Per noi – argomenta Salvini – è quello che è il petrolio per l‘Arabia Saudita». E non ha certamente torto, anche se andrebbe aggiunto che sul tema non ne imbrocchiamo una da quando le competenze sono passate in mano alle regioni, tanto care alla Lega. Va tuttavia chiarito che se tanto è successo non è certo colpa del Carroccio ma della sciagurata riforma costituzionale del 2001 voluta dalla sinistra al governo. Ma la spina vera di Salvini si chiama Sud. E non tanto per la diffidenza e l’ostilità  tuttora suscitate dal suo nome nel meridione quanto per le conseguenze elettorali che rischia di pagare al Nord.

Il Sud vuole lo stesso buongoverno del Nord

C’è Bossi, tornato a sventolare la purezza delle origini “padane”, ma soprattutto c’è la richiesta di un referendum per una maggiore autonomia fiscale di Lombardia e Veneto. Una morsa che può stritolare il progetto salviniano di una Lega “nazionale” e che lo costringe a barcamenarsi. Sul primo, si limita ad una stoccata: «Oggi mugugna ma fu lui – ricorda – a fondare la Lega Sud. Fece anche l’accordo in Sicilia con il governatore Lombardo. Non funzionò perché i tempi non erano maturi. Si vede che io sono più fortunato». Quanto al referendum, in un’intervista a Libero, ha definito «centrale per la Lega» la «battaglia» di Maroni e Zaia per l’autonomia. Se il referendum passasse, «i cittadini di Lombardia e Veneto si ritroverebbero in tasca 5000 euro a testa in più l’anno». E il Sud? Salvini se la cava con un atto di fede: «Sono certo non vedano l’ora di avere lo stesso modello di buon governo che ha il Nord».