Ryder Cup, Federgolf: trovati i soldi. Ma questua ancora 27 milioni di euro

Il piagnisteo è il solito. Ma la cifra, ora, è cambiata. “Solamente” 56 milioni di euro. Di fronte agli insormontabili no di chi non vuole che lo Stato e, quindi, i cittadini, si accollino 97 milioni di euro per garantire lo svolgimento della Ryder Cup, la manifestazione internazionale itinerante di golf, la Federgolf si è mossa. E ha trovato, fa sapere il suo inossidabile presidente, Franco Chimenti, 41 milioni di euro: «Domani mattina vado a Milano per firmare l’accordo con Infront (colosso svizzero del marketing sportivo, ndr) per circa 41 milioni di euro. Questo incide nettamente sulle garanzie, che decrescono dalla cifra dei 97 milioni». Insomma, sembra di capire, che le difficoltà nell’ottenere quei 97 milioni di euro dagli italiani come garanzia per la Ryder Cup hanno messo il pepe alle gambe dei manager del golf italiano costringendoli a cercare soluzioni alternative. Il che significa che anche per gli altri 56 milioni residui potrebbero trovare una soluzione diversa da quella di mettere le mani nelle tasche degli italiani.
Ma, questo non  impedisce, nel frattempo, di continuare a questuare. «Voglio inoltre precisare una volta per tutte – dice Chimenti – che tali garanzie vanno
dal 2017 al 2028, per cui la residua somma di 56 milioni va divisa per 12: sono circa 4 milioni all’anno». Spiccioli, insomma, secondo Chimenti. «Dobbiamo ancora parlare di questa cosa?», si chiede, infastidito, il presidente della Federazione italiana golf a margine della Giunta Coni.

La risposta, in realtà, se la dà lui stesso: «se dovessimo ricorrere, nella peggiore delle ipotesi, a una banca, vuol dire che ci dovremmo accollare gli oneri di una fideiussione». Forse potrebbe essere proprio questa la soluzione invece di chiedere i soldi agli italiani.

D’altra parte, fatti meglio i conti, anche quei residui, “miseri” 56 milioni di euro si decurtano ulteriormente. «Dalla cifra complessiva – rivela ora Chimenti – deve essere poi decurtato un altro 30 per cento, ovvero la tassa che viene pagata dai giocatori che percepiscono le somme dei montepremi». Risultato: 29,1 milioni di euro in meno da cercare sul mercato. Ballano, quindi, ancora 26,9 milioni di euro. Briciole, par di capire, per Chimenti: «Qui si sta facendo baccano, si è creata una storia incredibile che non avrebbe nessuna ragione di essere e che ha soltanto preoccupato gli inglesi, che non sono abituati a cose di questo genere».

Chimenti coglie l’occasione per tornare sul recente incontro con il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle sbandierando una sorta di approvazione da parte dei grillini: «Ho partecipato senza sottrarmi, nonostante si pensasse che lo avrei fatto. E si è risolto tutto con grande soddisfazione dei miei interlocutori tra cui Valente (Simone Valente, responsabile Sport del M5S, ndr). Fino a prova contraria ritengo di essere non onesto, ma onestissimo».

Ma l’incontro era andato un po’ diversamente: «non siamo affatto soddisfatti – aveva detto giovedì scorso, a margine dell’incontro con Chimenti, Simone Valente – Chiediamo alla Federazione di conoscere i dati e il bilancio previsionale di spesa innanzi tutto. Poi servono ulteriori chiarimenti sulla garanzia di 97 milioni e sul dato dei tesserati». L’unica concessione di M5S è sulle responsabilità del pastrocchio, «tutta politica e non della Federgolf. Il pasticcio Ryder Cup è tutto del trio Renzi-Gentiloni-Lotti, sono loro i protagonisti negativi di tutta questa vicenda».

Le stesse dichiarazioni di Lotti, chiamato in audizione poche ore prima, in Commissione Cultura, erano state tutt’altro che rassicuranti. Il ministro renziano aveva sostenuto che «la garanzia statale è a basso rischio» senza, tuttavia, dettagliare quale fosse il rischio reale. Non solo. Sosteneva, anche, che «i costi previsti di 150 milioni di euro sarebbero – usa il condizionale, Lotti – ampiamente coperti dai ricavi che gli organizzatori stimano in 170 milioni di euro». Stime, appunto. Non dati concreti e reali. Anche perché non c’è, da parte di Federgolf, un dettaglio delle cifre. Che, per ora, restano teoriche. «Mi auguro – è sembrato supplicare Lotti davanti ai commissari perplessi – che la Federazione spieghi, illustri, motivi, certifichi e dimostri quanto da me sostenuto anche con numeri più precisi». Ma, per ora, da questo punto di vista, dalla Federazione tutto tace. A parte il contratto con Infront, tutto il resto è ancora di là da venire.

A M5S è stato garantito, da parte di Chimenti, un incontro con Gian Paolo Montali, l’ex-allenatore della nazionale italiana di pallavolo catapultato sulla poltrona di Direttore Generale del Progetto Ryder Cup. Che dovrebbe, secondo Chimenti, rivelare le vere cifre dell’impegno dei cittadini italiani su quei 97 milioni di euro. Ma già qualcosa non torna: «dalle parole di Lotti – diceva giovedì Valente – emerge, chiaramente, che l’evento prevede un passivo di 40 milioni di euro. Il ministero, infatti, stima i costi in 150 milioni di euro e i ricavi, escludendo i soldi statali, in 110 milioni di euro». Sembra, quindi di capire che i 40 milioni di euro dovranno pagarli gli italiani di tasca propria. Finanziando i giocatori, multimilionari, del golf.