Il rione Sanità celebra Totò. Ma il museo in suo onore resta un miraggio

Un mezzo busto ottonato, realizzato dal maestro artigiano Salvatore Scuotto. È l’omaggio che il quartiere Sanità tributerà ad Antonio de Curtis, in arte Totò. L’appuntamento è per sabato 29 aprile all’angolo in cui via Santa Maria Antesaecula, la strada in cui il Principe della risata nacque, incrocia la salita di Capodimonte. Sarà proprio lì che il busto di Totò, commissionato dalla fondazione San Gennaro su input dei residenti, troverà dimora. Del resto, tra l’autore di Malafemmina e il suo quartiere fu amore eterno. Totò non dimenticò mai le sue origini e la Sanità seguì sempre la maschera di quel suo figlio dinoccolato cresciuto nei vichi dei “tronari” condividendone miserie e privazioni. Fu per lui, quel rione, la palestra in cui avrebbe appreso il valore profondo della solidarietà. Un’arte non facile da praticare, di cui tuttavia sarebbe divenuto magnifico interprete al pari di quella che avrebbe mostrato con durevole successo sul set o in palcoscenico. Vi faceva spesso ritorno, spesso in orari improbabili, per far passare qualche banconota protetta da buste rigorosamente anonime sotto l’uscio delle case dei più poveri. Neppure la fama e il successo goduti riuscirono mai a strapparlo da quelle strade. Non per niente, quando morì il rione Sanità volle organizzargli un terzo funerale (il primo fu a Roma, il secondo a Napoli) con il guappo Luigi Campoluongo (Nase ‘e cane) nei panni di gran cerimoniere. Fu ovviamente un funerale finto in cui la folla, consapevole, seguì una bara vuota in una cornice degna del miglior surrealismo napoletano. Le lacrime, però, erano vere. A cinquant’anni da allora, con l’opera del maestro Scuotto, la Sanità rinnova quindi il suo giuramento d’amore per Totò. Resta, invece, grande assente l’amministrazione comunale di De Magistris, tuttora incapace di far seguire ai ripetuti annunci la reale apertura dell’attesissimo Museo dedicato al Principe della risata. Ma, si sa, il sindaco di Napoli adesso ha altro per la testa: vuole fare il leader nazionale e non ha più tempo per  questioni che evidentemente considera alla stregua di quisquilie e punzillacchere. Sembra già di sentirlo Totò: «Sindaco, ma ci faccia il piacere!».