Rai, la Maggioni: «Basta veleni, non ho mai pensato di chiudere Report»

«Nessuno ha mai pensato per un secondo di chiudere Report». Con queste parole il presidente della Rai, Monica Maggioni, durante l’audizione del Cda Rai in commissione di Vigilanza, mette fine alla giostra di ipotesi sulla sopravvivenza della trasmissione ideata da Milena Gabbanelli e ora ereditata da Sigfrido Ranucci dopo le roventi polemiche sul servizio dedicato al papilloma virus e alle vaccinazioni. Una bufera politica scatenata dal Pd (per bocca di Guelfo Guelfi, longa manus di Renzi in consiglio di amministrazione) che in poco tempo si è estesa alla gestione del direttore generale di viale Mazzini.

Maggioni: nessun ha mai pensato di chiudere Report

«Ho sentito le ricostruzioni più fantasione. Nessuno ha mai pensato per un secondo di chiudere Report, non è mai passato per la testa di nessuno. Il lavoro fatto in questa commissione è importante, ma mi sembra anche importante accompagnare la Rai focalizzandosi sempre sul merito delle cose. Bisogna cercare di capire Report, la sua storia, le persone che lavorano». Semmai – ha aggiunto il presidente di viale Mazzini – serve chiedersi se è stato fatto tutto per fare un buon prodotto informativo, se la comunità scientifica è stata consultata nel modo giusto, ma nello specifico, senza trovare delle risposte». La Maggioni, travolta dallo tsunami mediatico, tenta di minimizzare la vicenda. «Se ogni cosa diventa come l’Inter e il Milan, in un clima da derby, allora diventa un problema perché non si costruisce valore. Il problema non è la chiusura di Report, ma dobbiamo tenere conto dell’effetto dirompente che hanno alcune affermazioni veicolate dal servizio pubblico». Sul clima infuocato e i toni da redde rationem all’interno del vertice Rai la presidente rispedisce al mittente le accuse di politicizzazione. «Mi sembrerebbe di arrivare in passeggiata da Marte se non parlassi di due cose che vedo accadere in questi giorni», ha detto nella parte finale del suo intervento, «ho seguito il dibattito in cui ho visto raccontato un Cda che non è quello cui ho partecipato io, perché l’ultimo Cda non è stato un duello tra parti politiche avverse ma un consiglio serio con dibattito serio. Questa rappresentazione di un Cda oggetto di trame della politica non risponde al vero. E l’idea di un direttore generale come asservito ad una parte politica non l’ho mai accettata. Il dg lavora nell’interesse dell’azienda: la dinamica raccontata non è dentro al consiglio ma sta intorno al consiglio».