Primarie Pd, la finta sfida in tv finisce in farsa con la “guerra” dei poster

Uno, Matteo Renzi, sa già di aver vinto e come unico interesse ha quello di mandare più gente al voto, quindi prova con tutte le sue forze ad abbassare l’asticella della possibile affluenza alle Primarie Pd di domenica, ora arrivata al minimo sindacale di un milione di voti come obiettivo (rispetto ai 4 e passa di Prodi, per intenderci). Un altro, Andrea Orlando, gioca a fare la spalla di Renzi dandogli ragione quasi su tutto, visto che ne ha condiviso per due anni l’azione di governo, puntando a guidare una minoranza silenziosa, molto silenziosa. Il terzo, Michele Emiliano, è una figura quasi pittoresca in quel quadro già incorniciato nel quale il governatore della Puglia è chiamati a fare un po’ di “ammuina” per dimostrare che il partito è vivo, a ballare un po’ di tarantella, come quella che gli è costato il tendine d’Achille.

Ieri sera, a Sky, il confronto tra i tre candidati alle Primarie del Pd s’è trasformato quindi, da subito, in una “fiction” più che in un “reality”. Con la finta domanda a sorpresa sul poster e che i tre avevano nelle proprie cambrette a 15, con risposte preparate a tavolino per fare bella figura. Tutti personaggi nobili e gloriosi, neanche uno che abbia confessato di avere una fotina, anche una sola fontina, di Edwige Fenech

Su Alitalia la confusione regna sovrana nel Pd

«Non più soldi pubblici ma una proposta del Pd al governo entro 15 giorni dall’elezione della segreteria, quindi entro il 15 maggio», è la proposta di Renzi. «Alitalia è stata una saga, un festival degli errori. È assurdo che il Paese come il nostro butti vita questa occasione», aggiunge. «A forza di dire che il sindacato non serve a niente diventa difficile gestire questi passaggi – osserva Orlando -. La liquidazione non è una strada che possiamo seguire. La politica faccia tutto quello che possibile perché dietro ogni posto lavoro c’è una famiglia e la dignità di un persona». «Nessuno nei governi che di recente sono stati in carica ha osservato quello che succedeva nella compagnia, tutti sono stati presi in contropiede», dice Emiliano. Quindi, che si fa? Mistero. Meglio non sporcarsi le mani, anzi, le ali…

Primarie Pd, la fiera delle buone intenzioni 

«Vorrei che facessimo tutti insieme una legge con il maggioritario», dice Renzi sulla legge elettorale «Un governo con Berlusconi lo hanno già fatto. Comunque, lo deciderà il parlamento», aggiunge, chiarendo che per votare “c’è tempo fino a maggio 2018, secondo la Costituzione”. «Prima di tutto occorre fare la legge elettorale altrimenti occorrerà fare alleanze dopo il voto ma eviterei le larghe intese. Hanno fatto male a noi e alla destra, se nessuno vince meglio un governo di programma 10 punti condivisi», afferma Emiliano.Il tema del Jobs Act non scalda più di tanto: «A me dispiace molto dirlo perchè anche io speravo che il Jobs Act potesse dare risultati più forti ma non è stato così e occorre tornare su licenziamenti collettivi e disciplinari», dice Orlando. Renzi ricorda i risultati ottenuti (oltre 700.000 posti di lavoro creati): «Se qualcuno pensa di far meglio, si accomodi». «Bisogna ripristinare il diritto del lavoratore a reintegro», dice Emiliano facendo riferimento all’articolo 18.

L’intesa Renzi-Orlando sugli 80 euro

La temperatura sale, invece, quando si parla del bonus degli 80 euro. «Lui -attacca Emiliano riferendosi a Renzi- pensa di risolvere i problemi con i bonus, è una fissazione che abbiamo provato a toglierli dalla testa ma Matteo è testardissimo a insistere negli errori». Ribatte Renzi: «Non so cosa c’entra quanto sono cambiato io. Non capire che 80 euro non sono un bonus vuol dire non conoscere la busta paga” di tanti cittadini “non sono un bonus ma un tentativo serio di dare una mano a chi non arriva a fine mese. Abbiamo dato 10 miliardi di euro a 10 milioni di italiani in 3 anni, la più grande opera di redistribuzione degli ultimi 30 anni». «Renzi -chiosa- ha guidato un governo sensibilissimo nei confronti dei potenti e per niente attento a chi non ha nulla».

Tutti d’accordo su biotestamento e fine vita…

«Quando entro in chiesa mi tolgo il cappello ma non la testa e faccio politica da laico. In questa legislatura sono stati fatti passi avanti nei diritti. Sul testamento biologico va bene quello che ha deciso il Parlamento», dice Renzi. «Si può dire ‘finché sei lucido, puoi decidere cosa fare’», dice Orlando. «Se sono ancora nel pieno delle mie facoltà vorrei poter chiedere che un trattamento sanitario non mi sia somministrato», le parole di Emiliano.Nulla di più sui migranti. «L’Italia nel corso di questi anni, senza alcun aiuto dall’Europa, ha salvato migliaia di vite umane e se fossi il vicepresidente della Camera. Luigi Di Maio, che ha strumentalizzato vicenda Ong, mi vergognerei profondamente», dice Orlando. «Il vice presidente della Camera ha attaccato le Ong, ma il problema sono gli scafisti non le Ong. Ma diciamo che qualcosa non funziona, l’ha capito per primo il ministro dell’Interno Minniti che lavora con straordinaria determinazione e tenacia», è la posizione di Renzi. Solita solfa anche su euro, patrimoniale e cultura, poi arriva il giochino dei “poster”.

I poster? Obama, Berlinguer e i Duran Duran…

«A 15 anni avevo in camera Gigi Riva che calciava in porta il terzo gol con la Germania. Oggi metterei il poster di Jury Chechi: si è rotto un tendine come me, io ho saltato solo campagna elettorale, lui le Olimpiadi», dice Emiliano. «Io avevo Berlinguer e anche una foto di Allende. Oggi aggiungerei Mandela», racconta Orlando. Renzi chiude il cerchio: «Dipende se erano 15 o 16 anni, perchè proprio allora Baggio veniva venduto dalla Fiorentina. Poi avevo i Duran Duran e Bob Kennedy. Oggi direi Barack Obama». Meno male, poteva andare peggio, poteva dire Macron…