Primarie del Pd: festicciola in famiglia più che il “gran galà” della democrazia

Difficilmente si sono sprecate tante parole per un evento dall’esito così scontato. Parliamo, ovviamente, delle primarie del Pd. Al momento in cui ne scriviamo, le agenzie di stampa vomitano in continuazione i ringraziamenti che ogni dirigente di partito, noto o ignoto che sia, sente di dover rendere nella speranza di ritagliarsi un momento di personale celebrità: grazie alla gente che vota, a quella in fila per votare, a quella che paga due euro dopo aver votato, a quella che ritira disciplinatamente la ricevuta dell’avvenuta votazione e, infine, agli organizzatori che hanno consentito a tutti di votare. Pare di capire, in definitiva, che la raffica di ringraziamenti colpisca sempre gli stessi: i militanti e gli elettori del Pd. Una festicciola in famiglia, dunque. Per giunta senza sorpresa alcuna perché è da quando le primarie sono state indette che si conosce il nome del festeggiato: Matteo Renzi. Sarebbe bastato del resto un semplice sondaggio per capire che gli italiani neppure si erano accorti che da febbraio il Pd è affidato alla “reggenza” di un altro Matteo, Orfini per l’esattezza. Lo sapevano solo gli addetti ai…  livori – i vari Bersani, D’Alema, Speranza, Gotor – talmente convinti dell’inutilità del rito odierno da aver tolto il disturbo in anticipo per fondarne un altro di partito. In poche parole, quelli del Pd se la cantano e se la suonano. Certo, una volta sistemati i due contendenti Andrea Orlando e Michele Emiliano, il “trionfatore” Renzi vorrà subito passare all’incasso spacciando la festicciola in famiglia per il gran galà della democrazia nel tentativo di sbianchettare dalla memoria dei cittadini il voto del 4 dicembre scorso, che lo disarcionò da Palazzo Chigi. Purtroppo per lui, quello era un voto vero. Ma bisogna capirlo il segretario del Pd: è la legittimazione popolare il suo tallone d’Achille. In mancanza, deve ricorrere ai surrogati. Un po’ come il caffè di cicoria al posto di una fumante tazzina. Del resto, chi si contenta, gode.