Il politicamente corretto in carcere: vietato dire “cella”, sostituito con…

Se c’era chi pensava che i problemi delle carceri italiane fossero suicidi, sovraffollamento, mancanza di spazio, violenza si sbagliava. Il ministero della Giustizia ha pensato bene, infatti, di stilare un elenco di parole proibite in omaggio al politicamente corretto e al bon ton carcerario. Ne dà notizia il Secolo XIX, osservando in particolare che non si potrà più usare la parola “cella”, da sostituire con “camera di pernottamento”. 

“Il glossario dei termini e delle espressioni vietate nella vita interna del carcere – scrive Il Secolo XIX – è stato inviato ai direttori delle strutture penitenziarie di tutta Italia.  Non si potrà più dire o scrivere non solo “cella”, ma neppure “dama di compagnia”, “domandina”, “scopino”, “piantone”, “spesino”, “portavitto”, “portapane”, “portapranzi”. E ancora “cuciniere”, “stagnino” “pascolante”, “lavorante”. Tutte espressioni mutuate dalla quotidianità degli istituti di pena e divenute nel tempo un autentico gergo, vasto e variopinto. Nella circolare inviata a direttori e dirigenti ci sono anche i nuovi termini da utilizzare”.

L’iniziativa però non risulta gradita agli agenti penitenziari il cui sindacato, il Sappe, ha già fatto sapere che non faranno uso del nuovo vocabolario carcerario, anche perché le problematiche degli istituti di pena sono altre.