Pasqua, lo scontro è servito: vegani contro i fautori del menù con agnello

Pasqua, tra epopee gastronomiche intramontabili e recenti mode vegane. Con un occhio al portafoglio e l’altro al rispetto delle tradizioni – anche culinarie – del Belpaese, quest’anno la Pasqua si annuncia più spaccata che mai tra menù ambientalisti e classici del banchetto post quaresimale.

Pasqua, è scontro tra tradizionalisti e vegani

Infatti, se per qualcuno mangiare costolette d’agnello è una tradizione, per altri è una mattanza ormai non più sostenibile. E quest’anno, chissà perché, più che mai, il duello cultural-gastronomico tra vegani e carnivori sta alimentando un duro scontro, puntualmente finito sotto i riflettori che per ora ha già una prima vittima: il rito di mangiare agnello durante la festa della rinascita. Impossibile, infatti, non considerare tutto il clamore mediatico scatenato, tra flashmob ed altre iniziative, dal mondo animalista, che si è tempestivamente mobilitato scendendo più fattivamente che mai in campo per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di cambiare menù. I volontari della Lega antivivisezione (Lav) si sono precipitati in piazza al grido di “Let it beee – Lascialo vivere, cambiamenu!”, mentre musica e danza in diverse altre città d’Italia invadevano fino a qualche giorno fa strade e calli, campi e piazze, per attirare l’attenzione dei cittadini e informarli sul destino segnato dei piccoli ovini e caprini, e sull’opportunità di lasciarli vivere, cambiando le proprie abitudini a tavola.

Folclore, informazione e mobilitazione

E tra folclore, mobilitazione e informazione, addetti ai lavori e attivisti animalisti hanno ribadito che un agnellino che corre spensierato sul prato e il riferimento alla nota canzone dei Beatles Let It Be, trasformata nel belato di pecore e capretti, che sono gli elementi al centro della campagna dell’associazione per invitare ad abbandonare l’usanza di cucinare per Pasqua questi animali, hanno alle spalle il sacrificio di molti, moltissimi animali. Nel 2016, fanno sapere, sono stati macellati quasi 2 milioni e mezzo di agnelli e capretti (dati Istat), moltissimi dei quali per celebrare la Pasqua e altre festività. “Un orrore reiterato – sottolinea la Lav – che non può trovare la sua giustificazione nella mera tradizione: l’alternativa a questo sacrificio animale ripetuto – e a tutte le abitudini alimentari cruente – esiste, è facile e molto più coerente con il festeggiamento della rinascita pasquale di quanto lo sia un piatto di carne, che in queste occasioni è un arrosto di agnello o capretto”.