Nuova fiammata dei talebani pakistani: strage nella moschea scita, 22 morti

È di almeno 22 morti e 50 feriti il bilancio di un’esplosione avvenuta nei pressi di una moschea scita e di un mercato a Parachinar, nel nordovest del Pakistan. Lo riferisce il portale DawnNews che cita fonti mediche e della polizia locale. Tra le vittime ci sarebbero donne e bambini. La natura dell’esplosione non è ancora chiara: alcune fonti parlano di un attacco sferrato da un attentatore suicida. L’agenzia di stampa Dpa riferisce di una rivendicazione del gruppo Jamaat-ul-Ahrar, fazione scissionista del movimento dei Talebani del Pakistan (Ttp), che ha già rivendicato altri attacchi in Pakistan. Parachinar si trova nella regione di Kurram, nelle aree tribali ad amministrazione federale (Fata) a ridosso del confine tra Pakistan e Afghanistan. Il premier pakistano Nawaz Sharif ha condannato l’attacco e ribadito l’impegno del governo a “eliminare la minaccia del terrorismo”. “La rete dei terroristi è già stata intaccata e – ha affermato Sharif – è nostro dovere continuare questa guerra fino alla completa eliminazione della piaga rappresentata dal terrorismo nel nostro territorio”.

Ucciso leader di al Qaeda al confine col Pakistan

Intanto si apprende che nel vicino Afghanistan 27 militanti talebani sono stati uccisi in un raid delle forze speciali dell’esercito afghano nella provincia orientale di Nangarhar, secondo quanto riferito un portavoce del ministero della Difesa, il generale Dawlat Waziri sul suo account Twitter. Tra i militanti uccisi nell’operazione ci sarebbe anche un leader locale talebano di nome Mullah Zakir insieme ad altri quattro comandanti. Sette uomini sono stati arrestati e una grande quantità di armi e munizioni sono stati sequestrati. Anche qualche buona notizia: un leader della rete terroristica di Al Qaeda, Qan Yasin, è morto in un attacco delle forze statunitensi il 19 marzo nella provincia afghana di Paktika, lo ha confermato oggi il Pentagono. Yasin era considerato la mente di numerosi attacchi terroristici, tra cui il bombardamento del Marriott Hotel di Islamabad nel 2008, dove sono morte più di cinquanta persone. È anche considerato il responsabile dell’attacco alla squadra di cricket dello Sri Lanka nel 2009, che ha ucciso nove persone.