Nord Corea, Kim ispeziona l’esercito: «Le nostre tigri pronte alla guerra»

Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha ispezionato reparti delle forze speciali dell’esercito, la marina e l’aviazione, sottolineando il loro ruolo nel combattere contro Corea del Sud e Stati Uniti. Lo riferisce l’agenzia ufficiale nordcoreana Kcna, rilanciata dall’agenzia stampa cinese Xinhua, mentre sale la tensione per un possibile nuovo test nucleare di Pyongyang al quale gli Stati uniti potrebbero rispondere militarmente.

Kim soddisfatto dei reparti speciali

Le ispezioni, si legge, sono avvenute recentemente. Kim si è detto compiaciuto della piena preparazione dei reparti speciali in caso di guerra. Questi combattenti, ha detto, «sono come fiere tigri pronte a balzare oltre le montagne verso il sud», ha detto il leader nordcoreano, sottolineando anche come le pallottole dei loro fucili «sembrano avere occhi» che le conducono dritte al bersaglio. Il successo delle ispezioni, «nel momento significativo» del prossimo 105esimo anniversario della nascita del fondatore del regime Kim Il Sung, ha detto suo nipote Kim, sono «un dono di lealtà».

La Festa del Sole in Corea del Nord

La ricorrenza, che in Corea del Nord viene celebrata come “Festa del sole”, cade domani. Alcuni osservatori temono che possano essere “festeggiata” con un nuovo test nucleare o missilistico. Le Forze speciali dell’esercito nordcoreano, ricorda la Xinhua, sono forti di 100mila uomini, circa il 10% dell’intera forza militare. L’ispezione appare come un messaggio di possibili azioni di rappresaglia nello stile della guerriglia. In passato le forze speciali furono protagoniste di due infiltrazioni in Corea del Sud: l’attacco del 1968 a Seul contro la residenza presidenziale sudcoreana e lo sbarco di un sottomarino sulla costa sudcoreana nel settembre 1996. Nel primo caso fallì il tentativo di assassinare il presidente sudcoreano Park Chung-Hee e solo due dei 31 uomini dei reparti speciali sopravvissero. Nel secondo 26 combattenti delle forze speciali si infiltrarono in Corea del Sud, ma furono quasi tutti uccisi da militari americano o sudcoreani nell’arco di due mesi.