Non bastavano scissioni e primarie: nel Pd litigano anche su Macron

Non bastavano scissioni, scandali e primarie a scavare e ad approfondire nel Pd, rancori e rivalità mai del tutto sopite. Strano ma vero, ci voleva pure l’affermazione del trasversale Emmanuel Macron a rendere ancor più agitati i sonni della nomenclatura del fu primo partito italiano. A guardar bene, non poteva che essere così: mettetevi nei panni di Renzi, che di Macron si sente un precursore, e ora si trova a duellare con Orlando ed Emiliano per riprendersi la guida del partito.

Renzi inneggia a Macron

Passaggio ineludibile in vista del secondo tempo: dare il benservito a Gentiloni che nel frattempo gli ha tenuto in caldo la poltrona di Palazzo Chigi. Nei confronti dell’attuale premier, Renzi non sogna un epilogo del tipo “Enrico stai sereno” con cui liquidò il governo Letta, ma deve farlo sloggiare in ogni caso per favorire la corsa verso le urne a maggior gloria sua e del suo impresentabile “giglio magico”. Con queste premesse era persino fatale che l’affermazione della star up politica di Macron al primo turno gli procurasse l’orticaria. Renzi, infatti, appena eletto segretario iscrisse il Pd al Pse, il Partito socialista europeo, oggi in rotta, ovunque, soprattutto in Francia, dove ha raccolto un misero 6 per cento. Per questo fa buon viso a cattivo gioco e, via Facebook, sale sul carro del candidato d’Oltralpe: «Bravo Macron: la sfida contro i populismi inizia adesso. Una sfida che riguarda anche l’Italia. Avanti, insieme».

Ma Calenda lo gela: «Sintomo di provincialismo»

Ma nel Pd non tutti sono disposti a consentire al Rottamatore l’ennesima giravolta. Sentite Emiliano, suo rivale alle primarie: «Che Macron sia l’argine ai populismi è una banale dichiarazione che Renzi rilascia dopo avere persino copiato lo slogan del leader centrista francese. Ma non credo che il successo di Macron corrisponda ad una crisi dei partiti tradizionali che prescinda dagli errori nell’individuare la giusta leadership di queste formazioni politiche». Come dire a Renzi, il problema non è il Pd: sei tu. Comunque sia, il premio per il tweet più feroce se lo aggiudica il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: «Risultato di Macron fondamentale per la tenuta Ue. La gara italica a chi è più Macron è sintomo di debolezza e provincialismo». Più che un commento, sembra un epitaffio sulle ambizioni di Renzi e sul Pd.