Le mani della mafia sugli appalti interni al Tribunale di Torino: 7 arresti

Al centro di tutto il meccanismo ci sarebbe un pregiudicato mafioso. Che, attraverso una società veronese, la Services Companies srl, formalmente amministrata da un prestanome, si è aggiudicato, nel maggio 2015, l’appalto per la gestione del bar interno al Tribunale di Torino, dove avvocati, magistrati e imputati vanno a prendersi il caffè, gomito a gomito, fra un processo e l’altro.
Una vicenda delicatissima e seriamente imbarazzante. Che ha portato il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, a redigere personalmente un circonvoluto comunicato con il quale rivela della notifica di 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere, ad altrettante persone, emesse dalla Procura e di cui una non ancora eseguita dalla guardia di Finanza che ha svolto le indagini, perché il destinatario del provvedimento risulta irrintracciabile. L’ordine della Procura è tassativo: non dire assolutamente nulla di più di quanto scritto nel comunicato.

L’accusa per gli 8, fra cui l’amministratore unico e due amministratori occulti della Services Companies srl aggiudicataria della gara, un dipendente del Comune di Torino responsabile della gara, un commercialista di Modena e due intermediari, è di corruzione, turbata libertà degli incanti e truffa aggravata ai danni del Comune di Torino al quale non è mai stato pagato, dalla società vincitrice dell’appalto, neanche un euro del canone annuale di 205.000 euro che la Services Companies srl si era impegnata a corrispondere. E, come se non bastasse, il Comune di Torino si è ritrovato in mano, al posto della polizza fideiussoria a titolo di cauzione provvisoria da 32.650 euro, necessaria e obbligatoria per poter partecipare alla gara, un pezzo di carta straccia visto che la fidejussione  rilasciata alla Services Companies srl è stata emessa da un intermediario finanziario non abilitato al rilascio di garanzie nei confronti di Enti pubblici. Quindi nulla.

Cosa è accaduto, dunque? E com’è possibile che un pregiudicato di mafia possa anche solo concepire di poter mettere le mani sull’appalto della gestione del bar interno al Tribunale di Torino intestato a Bruno Caccia, ammazzato dalla ‘ndrangheta nel 1983 proprio a Torino?
Secondo quanto accertato dalle indagini del Nucleo Tributario delle guardia di Finanza di Torino, grazie alla complicità di alcune persone e, in particolare – così ipotizzano i magistrati torinesi ai quali la truffa è stata fatta proprio sotto il naso – grazie ai favori di un pubblico ufficiale, i documenti di gara sono stati falsificati e, in qualche caso, perfino sostituiti dopo aver appreso della consistenza economica delle offerte concorrenti.

Tanto per iniziare la Services Companies srl proveniva da un fallimento. E, quindi, non avrebbe mai potuto partecipare alla gara. Qui sarebbe intervenuta la mano del pubblico ufficiale corrotto. Fatto sta che la società non avrebbe fatto menzione di questo particolare nei documenti di gara.
Non solo. La fidejussione, come detto, è stata prestata alla Services Companies srl da un intermediario non abilitato. Quindi è risultata nulla e non incassabile dal Comune di Torino proprietario dei locali. Inoltre è stata falsificata anche la dichiarazione, prevista dal disciplinare di gara, circa la capacità dell’azienda nella somministrazione di alimenti e bevande.

Da ultimo, una volta saputo a quanto ammontavano le offerte economiche dei concorrenti della Services Companies srl, intorno ai 200.000 euro, il “facilitatore”, pubblico ufficiale, avrebbe sostituito l’offerta economica della Services Companies con una di valore superiore, di 205.000 euro, per aggiudicarsi la gara che aveva una base d’asta di 130.000 euro. E così la gara per il bar interno al Tribunale di Torino che, sei mesi dopo l’aggiudicazione di gara ha chiuso per il mancato pagamento dell’affitto, sarebbe finita, secondo la magistratura torinese, proprio nelle mani di un pregiudicato per mafia.