L’assurdo silenzio su Ebba, 11 anni, uccisa dall’Isis a Stoccolma

Una bambina svedese uccisa dal terrorismo islamico vale meno di un bimbo siriano morto su un barcone? La domanda sgradevole, urticante, politicamente scorretta, rimbalza da alcuni giorni sul web. Lei si chiamava Ebba Akeriund, aveva 11 anni ed è una delle 4 vittime dell’attentato di Stoccolma. Il suo nome in Svezia è diventato il simbolo della violenza del terrorismo islamista. La polemica, che ha spaccato l’opinione pubblica scandinava, ha oltrepassato anche i confini nazionali. Tanto per fare un esempio, in Norvegia nessun giornale ha pubblicato la foto di Ebba. La censura, ma i pochi articoli su Ebba non lasciano dubbi, riguarda la cortina di silenzio che copre le vittime del terrorismo islamico.

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Ebba stava tornando a casa da scuola

I fatti risalgono a venerdì 7 aprile: sono quasi le tre del pomeriggio quando Ebba, appena uscita da scuola, sta per rientrare a casa. La bambina è una delle prime a essere schiacciata dell’autocarro guidato da un richiedente asilo uzbeko. L’uomo, già attenzionato dall’intelligence svedese per le sue simpatie per l’Isis, falcia i pedoni a zig zag come in un atroce videogame. Riesce a uccidere altre tre persone e a ferirne 15, fino a quando l’autocarro non rimane incastrato. Per 24 ore Ebba viene data tra i dispersi. I genitori fino all’ultimo sperano di ritrovarla in un ospedale. La difficoltà di riconoscimento da parte degli inquirenti è dovuta anche allo strazio che il camion ha fatto del suo corpo. Immagini atroci, che alcuni siti internet hanno anche voluto pubblicare.

La differenza tra Ebba e Aylan

Sui social network, inevitabilmente, sono fioccate le espressioni di cordoglio e di commozione. Alcuni hanno fatto il paragone con altri bambini strappati drammaticamente alla vita. Come il piccolo Aylan, il figlio di profughi siriani, morto annegato. La foto del suo corpicino ha fatto il giro del mondo e molti giornali si sono vantati della scelta editoriale. La pubblicazione venne sdoganata per consentire a tutti di venire sensibilizzati sull’argomento. Il corpo straziato di Ebba, per fortuna, ci è stato risparmiato. Ma da qui a silenziare la notizia ce ne corre. E se davvero siamo costretti a censurarci, i terroristi islamici hanno già vinto.