La “zona grigia” dell’Isis: in 40 milioni simpatizzano per il terrorismo

Una “zona grigia” di almeno 40 milioni di persone, per limitarsi a una dozzina di Paesi arabi, più Indonesia e Pakistan. In percentuale una netta minoranza, ma non trascurabile e sufficiente per fornire al “pesce” terrorismo l’acqua in cui può nuotare. Come in passato l’Eta nei Paesi Baschi e l’Ira nell’Irlanda del Nord, anche il Daesh ha la sua “zona grigia”, un’area che simpatizza con le sue azioni terroristiche e le sue motivazioni, con la differenza che quella dell’Isis è globale, dispersa su vari continenti, inclusa l’Europa Occidentale, dove i simpatizzanti per il terrorismo jihadista nelle comunità musulmane, anche se minoritari, non mancano. 

La “zona grigia” dell’Isis: lo studio 

A indagare su una materia delicata ma rilevante, anche alla luce anche degli ultimi avvenimenti in Europa, è un recente rapporto dell’International Center for Counter-Terrorism (Icct) dell’Aja, nei Paesi Bassi, “Public Opinion Survey Data to Measure Sympathy and Support for Islamism Terrorism”, di Alex P. Schmid, ricercatore  dell’Icct e professore all’Institute of Security and Global Affairs dell’Università di Leida. Schmid, conscio di aver appena “scalfito la superficie” di un campo che andrebbe indagato più a fondo, utilizza i  sondaggi di opinione per stimare l’ampiezza dell’area che simpatizza con il terrorismo islamista. Il docente scrive: «Le connessioni tra la religione e il terrorismo sono spesso vigorosamente rifiutate da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali. Per esempio, l’11 maggio 2016 (…) il Consiglio di Sicurezza enfatizzava che “il terrorismo non può e non deve essere associato con alcuna religione”…».  Se si accetta che Al Qaeda e l’Is «si considerano, e sono considerate da molti musulmani non estremisti, musulmani, ciò non toglie che il 99% o più dei musulmani non sono terroristi». Tuttavia tra quel 99% e quell’1% «ci dev’essere una “zona grigia”, una zona di simpatia tacita e di sostegno, senza la quale i gruppi terroristi non possono sopravvivere a lungo». Il terrorismo jihadista-salafita praticato da Al Qaeda e dall’Isis «mira a mobilitare la Ummah, la comunità islamica, che in teoria conta 1,6 miliardi di persone, o il 23% della popolazione mondiale», una comunità religiosa che tra l’altro è quella che nel mondo «cresce più rapidamente». I sondaggi d’opinione, avverte Schmid, vanno presi con beneficio d’inventario, dato che, per un accademico, presentano parecchie imperfezioni: per esempio, le domande possono essere tendenziose, cioè formulate in modo da ottenere una certa risposta; in alcuni casi escludono grandi fette della popolazione, in molti Paesi mediorientali sono sottoposti a notevoli restrizioni e controlli da parte dei governi. Tuttavia, pur con tutti questi caveat, i sondaggi sono pur sempre basati su serie di dati molto più complete di quelle disponibili agli accademici. E le rilevazioni disponibili indicano una realtà poco rassicurante, che per il ricercatore sarebbe bene indagare più a fondo.

Isis, il sondaggio 

Un sondaggio di Pew del 2013, in cui si chiedeva a un campione rappresentativo della popolazione musulmana in vari Paesi, arabi e non, se ritenesse giustificato o meno l’uso della tattica dell’attentato suicida “per difendere l’Islam dai suoi nemici”, indicava tassi relativamente alti di “spesso/talvolta giustificato” in Egitto (29%, vale a dire 23 milioni di persone), Bangladesh (26% di una popolazione di 166 milioni, cioè una quarantina abbondante di milioni), Territori Palestinesi (40%), Afghanistan (39%), Malaysia (18%), Turchia e Giordania (15%). Il che significa «decine di milioni di musulmani che sostengono, a parole, l’uso “in difesa dell’Islam” di una tecnica che è la quintessenza del terrorismo», sottolinea Schmid. Per quanto riguarda Al Qaeda, secondo un sondaggio condotto da Gallup in Pakistan dopo l’uccisione di Osama Bin Laden del 2 maggio 2011, ben il 44% dei pakistani considerava il miliardario saudita un “martire”, mentre solol’11% si dichiarava felice per la sua morte e appena il 28% lo considerava un fuorilegge.