La rossa Toscana scopre un’intuizione del fascismo: gli orti urbani. E lo imita

La notizia che saranno ben 62 i comuni toscani nei quali verranno realizzati nuovi orti urbani con il contributo della Regione Toscana è di quelle che fanno riflettere: il progetto ha l’imaginifico titolo di “Centomila orti in Toscana”. La Regione finanzierà i progetti dei comuni fino al 70%. E a questo punto i comuni potranno dare il via all’iter per la realizzazione degli orti, che saranno affidati a associazioni e cooperative e poi concessi ai cittadini che lo richiederanno. Come ha ben spiegato l’assessore all’Agricoltura Marco Remaschi, “con questa iniziativa offriamo ai comuni toscani una grande opportunità: quella di i riqualificare spazi di paesi e città offrendo a persone di tutte le età, soprattutto ai giovani, la possibilità di sperimentare concretamente l’amore per la terra e allo stesso tempo a
offrire nuovi luoghi di socialità, con l’orto come occasione di incontro e di condivisione di un’alimentazione sana e genuina”. Ben detto, peccato però che gli orti urbani furono una grande intuizione del fascismo, precisamente nella persona di Alberto Calza Bini, famoso architetto e pittore nonché segretario dell’Istituto nazionale di Urbanistica e dell’Istituto fascista autonomo case popolari. Fu proprio nell’edificazione delle case popolari che Calza Bini e il fascismo previdero l’idea degli orti urbani, o periferie orticole, per fare in modo che le masse di immigrati italiani che arrivavano nelle grandi città attirate dal lavoro, non avessero un trauma troppo brusco rispetto alla realtà dalla quale provenivano: ogni casetta popolare era infatti affiancata da un piccolo orto urbano nel quale potessero conltivare verdure, frutta e quant’altro. Quello che le rossa regione Toscana scopre oggi è ancora visibile in molte delle realizzazioni di quartieri popolari a Roma, come il Tufello, Primavalle, la Garbatella, il Prenestino e moltissimi al tri quartieri. Tra l’altro, aggiungeremo un dettaglio che al giorno d’oggi è assolutamente increìdibile: per edificare una casa popolare l’Istituto fascista case popolari ci impiegava 25 giorni. E sono ancora lì.