La mossa di Erdogan: incontrare Putin e Trump per rifarsi una verginità

Parola d’ordine: uscire dall’isolamento internazionale. È un vero e proprio tour de force diplomatico quello che vedrà impegnato nelle prossime settimane, Recep Tayyip Erdogan, uscito vincitore, seppur di misura e in mezzo alle polemiche sui brogli, dal referendum costituzionale di Pasqua. L’obiettivo del leader turco è quello di rilanciare le relazioni con la comunità internazionale dopo le tensioni della campagna elettorale e lo scontro con diversi Paesi europei che hanno isolato Ankara da alcuni alleati tradizionali. L’offensiva diplomatica di Erdogan, come si legge in un articolo sull’edizione online del quotidiano Hurriyet, partirà il 30 aprile dall’India per una visita tutta incentrata sui temi economici. Il presidente turco, che sarà accompagnato dai ministri dell’Economia e del Commercio, parteciperà al business forum Turchia-India e avrà un colloquio con il suo omologo, Pranab Mukherjee. 

Erdogan si gioca la carta della diplomazia

Il 3 maggio Erdogan volerà a Sochi, in Russia, per incontrare Vladimir Putin. I due leader, che hanno riallacciato i rapporti lo scorso anno dopo la crisi innescata dall’abbattimento di un jet russo sul confine con la Siria il 24 novembre 2015, si sono già visti a Mosca a marzo. La visita in Russia sarà l’occasione per fare il punto sulla crisi siriana, con Erdogan che ribadirà la sua idea sul conflitto che «può essere risolto se la Russia adotta una posizione costruttiva e può iniziare un processo di transizione politica». A metà maggio il leader turco è atteso a Pechino per il Forum internazionale sulla “Nuova via della seta”. Erdogan ha in programma un colloquio con il suo omologo cinese, Xi Jinping, con il quale firmerà nuovi accordi di cooperazione commerciale.

In agenda gli incontri con Putin e Trump

Il 16 maggio è una data cerchiata in rosso sull’agenda del presidente turco: volerà a Washington per una visita ufficiale di due giorni per il primo incontro di persona con Donald Trump. L’obiettivo di Erdogan sarà aprire una nuova fase nei rapporti tra Turchia e Stati Uniti dopo le forti tensioni con l’amministrazione Obama. Due i principali temi sul tavolo: l’estradizione dell’imam Fethullah Gulen, ritenuto da Ankara la mente del fallito golpe di luglio, e la battaglia per liberare Raqqa, in Siria, dalla quale Erdogan vuole che siano estromessi i curdi. L’ultima tappa, tra le più attese, è quella a Bruxelles del 25 maggio. Nei colloqui ancora da definire con i leader europei, Erdogan proverà a ricucire gli strappi degli ultimi mesi: la sua campagna elettorale per il referendum, infatti, è stata in gran parte incentrata sulle critiche all’Ue, con attacchi diretti a Germania, Olanda e Austria.