La May a sorpresa: «Elezioni anticipate l’8 giugno». Tories largamente favoriti

L‘8 giugno il Regno Unito andrà al voto  per elezioni politiche anticipate. L’annuncio a sorpresa è venuto  dalla premier Theresa May in una dichiarazione da Downing Street. La May ha spiegato che tale decisione è stata presa «per garantire certezza e stabilità negli anni a venire». 

Cameron e Corbyn d’accordo con la May 

L’ex premier Cameron ha definito «coraggiosa e giusta» la decisione della May.  L’iniziativa delle elezioni è stata accolta con favore anche dal leader laburista Jeremy Corbyn: «Il Labour offrirà al  Paese un’alternativa efficace ad un governo che ha fallito nella  ricostruzione dell’economia e che non ha mantenuto le promesse sugli  standard di vita e sui dannosi tagli alle scuole ed al servizio sanitario nazionale».

Tories in largo vantaggio nei sondaggi 

In realtà, Corbyn ha ben pochi motivi per essere contento delle elezioni anticipate. Tutti i sondaggi indicano infatti che i conservatori della May sembrano destinati ad andare ben oltre ben oltre l’attuale maggioranza di 17 seggi  scaturita dalle elezioni del 2015. Secondo la media dei sondaggi  elaborata a marzo da Electoral Calculus su un campione di oltre 10mila elettori, i Tories potrebbero ottenere un vantaggio di 112 seggi nella nuova Camera dei Comuni, in gran parte proprio ai danni del Labour di Corbyn. Ancora più rosee sembrano le prospettive fotografate da alcuni  sondaggi pubblicati durante il weekend. Una rilevazione ComRes  realizzata per il Sunday Mirror e l’Independent on Sunday assegna ai  conservatori un vantaggio di ben 21 punti sui Laburisti, mentre per il sondaggio YouGov commissionato dal Times il vantaggio dei tories è di  17 punti.

La Turgeon: «La May vuole una Brexit più dura» 

Chi invece non è d’accordo  con le lezioni anticipate è la first minister scozzese Nicola Turgeon, che stronca su commenta su Twitter la decisione della May:  «I  conservatori – scrive – vedono la possibilità di spostare il Regno Unito a  destra, far passare una Brexit dura e imporre nuovi tagli».