La Boldrini ossessionata dal fascismo: «Cancellatelo da Facebook»

Uno spettro s’aggira per il web, quello del fascismo. Brrr, che paura. Anzi, che tormento per quei democratici a diciotto carati che in nome dei sacri principi volterriani ingollano di tutto, ma proprio di tutto, dal porno ai rutti e ai peti in diretta, magari salutati ed esaltati come forme di espressione più moderna e scevra da sovrastrutture ideali o religiose. Del resto, non fu il filosofo Ludwig Feuerbach, ispiratore di Marx ed Engels, ad aver teorizzato che in fondo «l’uomo è ciò che mangia»?  Tutto, si diceva, ma non il fascismo. Meglio, non il suo Fondatore, quel Benito Mussolini che da oltre settant’anni cerca di risposare in pace nella cripta di Predappio ma che puntualmente viene ripescato dal suo sarcofago per essere appiccicato ora sotto il biondo casco di Trump, ora dietro la maschera di Putin, e ieri persino tra le rughe inceronate del Cavaliere. Non più vivo, ma nello stesso tempo mai morto. Una sorta di Nosferatu della storia, Mussolini. Un eterno ritorno nel subconscio nazionale, il suo, che fa a cazzotti con la pretesa damnatio memoriae cui è stato condannato. Ma a dispetto dei suoi detrattori di ieri e di oggi, il Duce, sia detto con rispetto, fa su molti italiani lo stesso effetto di quel caffè di Carosello: più lo mandi giù e più li tira su. Ed ecco perché oggi, persino oggi, al tempo dei social, del tempo reale, della politica 2.0, il suo nome è ancora esecrato ed esaltato, evocato e invocato, maledetto e rimpianto. E poi vai a dare torto a quell’autentica sentinella dell’antifascismo che risponde al nome di Laura Boldrini quando dai microfoni di Radio Radicale s’affanna a ricordare che l’apologia del deprecato Ventennio e del suo Fondatore per il nostro ordinamento «è reato» chiedendosi accoratamente per quale motivo, nonostante le segnalazioni dei partigiani dell’Anpi, «centinaia di pagine su Facebook inneggiano al fascismo non vengono chiuse». Già, ce lo chiediamo pure noi. Forse perché – azzardiamo – più assistiamo alle performance delle varie Boldrini e più ci convinciamo che l’Italia è come una patata, il meglio sta sotto terra. O no?