Italiani, un popolo di eroi, di navigatori, di santi e di …malati

La salute degli italiani, sebbene ancora resiliente agli effetti di cattivi stili di vita e ritardi in prevenzione, è a rischio. Nel nostro Paese, complice anche l’invecchiamento della popolazione, sono in aumento le malattie croniche, che riguardano quasi 4 italiani su 10, pari a circa 23,6 milioni. Secondo i dati Istat nel 2016 il 39,1% dei residenti in Italia dichiarava di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche contro il 38% del 2013. E’ quanto emerge dal Rapporto Osservasalute 2016 sullo stato di salute della popolazione e sull’assistenza sanitaria nelle regioni italiane, pubblicato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane dell’Università Cattolica di Roma, presentato oggi al Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma. Cresce anche il numero di coloro che hanno contemporaneamente più cronicità. Analizzando le principali patologie croniche (ipertensione arteriosa, ictus ischemico, malattie ischemiche del cuore, scompenso cardiaco congestizio, diabete mellito tipo 2, Bpco, asma bronchiale, osteoartrosi, disturbi tiroidei con l’eccezione dei tumori tiroidei) emerge che nel 2015 il 23,7% dei pazienti adulti in carico alla medicina generale (249.887 pazienti su un totale di 1.054.376 soggetti) presentava contemporaneamente 2 o più condizioni croniche. Dato che mostra un trend in “preoccupante crescita”, salendo dal 21,9% nel 2011 al 23,7% nel 2015. Tale prevalenza è più elevata nel genere femminile rispetto a quello maschile in tutti gli anni considerati e nel 2015 è pari al 27,1% nelle donne e al 20% negli uomini. La combinazione di patologie croniche più frequenti nel 2015 è stata l’ipertensione e l’osteoartrite (29,2%), seguita da ipertensione e disturbi tiroidei (15,4%) e da diabete tipo 2 e ipertensione (11,7%). Nel gruppo di pazienti con tre patologie concomitanti la combinazione più frequente è stata ipertensione, osteoartrite e disturbi tiroidei (19,8%), cui si aggiunge il diabete tipo 2 (12,2%) nei soggetti con quattro patologie.

Tra gli italiani frequenti anche più patologie croniche

Inoltre, nel 2015 il 72,1% delle persone con almeno 2 patologie croniche concomitanti risulta essere in politerapia farmacologica, ossia assume quotidianamente 5 o più farmaci differenti. Una quota più elevata in alcune regioni e, in particolare, in Puglia (79,3%), Umbria (78,5%) ed Emilia-Romagna (75,8%). Infine, i pazienti con multicronicità, nel 2015, hanno generato il 55% dei contatti con i medici di medicina generale a livello nazionale, con stime più elevate nelle regioni del Sud e nelle Isole. In particolare, i valori maggiori si sono registrati in Campania (68,6%), Sicilia (63,0%) e Calabria (61,6%). Le malattie croniche riflettono anche i divari sociali del Paese: la prevalenza di cronicità nella classe di età 25-44 anni ammonta al 4%, ma mentre tra i laureati è del 3,4%, nella popolazione con il livello di istruzione più basso e pari al 5,7%. Dallo scenario delle cronicità – si legge nel Rapporto – dipende molto anche il futuro stesso della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, messo già a dura prova da forti difficoltà economiche legate ai vincoli di bilancio imposti all’intero settore pubblico per il rispetto delle regole del Trattato di Maastricht e, successivamente, alla crisi economica dell’Unione europea e di gran parte dei Paesi occidentali. A questa congiuntura sfavorevole si è aggiunta una forte pressione sul sistema, determinata dall’aumento della domanda di assistenza sanitaria dovuto all’invecchiamento della popolazione, purtroppo non sempre in buona salute, e dai costi di produzione determinati anche dall’innovazione scientifica e tecnologica molto forte nel settore della sanità. “I dati presentati – afferma il direttore scientifico dell’Osservatorio, Alessandro Solipaca – confortano l’ipotesi, ormai più che consolidata, che l’invecchiamento della popolazione aumenterà inevitabilmente la prevalenza delle condizioni morbose di lunga durata e favorirà notevolmente negli anni la complessità dei bisogni di assistenza socio-sanitaria della popolazione. A fronte di questa dinamica – prosegue – si auspica il passaggio da una logica di tipo prestazionale a una di presa in carico globale dell’individuo che non si interrompa alla fine di ogni visita e preveda un raccordo tra i vari specialisti che lo seguono. In questa prospettiva, sarà decisivo il ruolo dell’assistenza territoriale, da attuare attraverso l’implementazione di un efficace sistema di assistenza primaria”.