Iraq, capo militare dell’Isis ucciso in un raid aereo vicino al confine siriano

Uno dei comandanti dei jihadisti del sedicente Stato Islamico (Isis) è stato ucciso in un raid aereo nella zona di al-Qaim, nell’Iraq occidentale, vicino al confine con la Siria: è quanto annuncia un comunicato dell’intelligence militare irachena di cui dà notizia l’agenzia di stampa Dpa. “Ayad Hamid al-Jumaili, numero due di Daesh, è stato ucciso in un raid aereo delle forze irachene nella provincia di Anbar”, si legge. La nota precisa che al-Jumaili era il “ministro della guerra” dell’Isis e che nell’operazione sono stati eliminati anche altri due jihadisti. L’operazione è stata condotta da caccia iracheni sulla base di “precise informazioni di intelligence” contro covi dell’Isis nella zona di al-Qaim, ha riferito la tv di Stato irachena, citando le informazioni diffuse dall’intelligence militare di Baghdad. Gli altri due esponenti dell’Is che sarebbero stati uccisi nel raid aereo vengono identificati come Turki al-Dulaimi, comandante militare del gruppo ad al-Qaim, e Salim al-Ajm, comandante a livello “amministrativo” del gruppo nella zona.

Oltre 500 civili morti in Iraq a marzo

Intanto si apprende che sono almeno 543 i civili iracheni rimasti uccisi solo nel mese di marzo in Iraq a causa del conflitto armato, in attacchi e violenze. I civili feriti sono almeno 561, secondo i dati diffusi dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Iraq (Unami) nel giorno in cui la tv di Stato irachena ha riferito dell’uccisione del numero due dell’Is in Iraq, Ayad Hamid al-Jumaili. La maggior parte delle vittime civili si è registrata nella provincia settentrionale di Ninive, dove si trova Mosul e dove si sono contati 367 morti e 174 feriti. Nella provincia di Baghdad i dati parlano di 84 morti e 246 feriti.Il rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per l’Iraq, Jan Kubis, ha denunciato come i “terroristi continuino a usare qualsiasi modo perfido per fare vittime tra i civili” e ha espresso apprezzamento per l’impegno del governo iracheno alla “protezione dei civili”.