I terremotati a Montecitorio: «Siamo stati dimenticati, blocchiamo l’Italia»

Minacciano di bloccare l’Italia se non avranno risposte entro sette giorni. Nuova massiccia protesta a Montecitorio dei comitati delle zone più colpite dal terremoto, tra i quali “La terra trema, noi no” e “Quelli che il terremoto”, mentre è in corso il blocco della via Salari nei pressi di Amatrice, all’altezza della frazione di Torrita. All’insegna della “ri-scossa” i terremotati sono arrivati con fischietti e striscioni dalle quattro regioni colpite dal sisma per chiedere fatti e alzare la voce contro la lentezza della macchina della ricostruzione: «Ci manca una casa, ci manca una prospettiva, non c’è informazione. Nulla è operativo, i decreti non sono attuativi – spiegano i portavoce dei comitati – manca la volontà. In sette mesi hanno portato 25 container travestiti da casette, e hanno fatto pure la sfilata…». “#Dajemarche”, “Errani facci vedere in cosa sei straordinario”, “Lo Stato non ci ha dimenticato… pesce d’aprile” sono alcuni dei cartelli esposti dai manifestanti, provenienti da Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Campotosto. C’è anche chi invoca l’aiuto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump: “President Trump help us, make Pieve Torina great again”.

La protesta a Montecitorio: «Ci ascoltino o blocchiamo tutto»

«Chiediamo una risposta immediata, fatti, finalmente, dopo 7 mesi di parole – si è sfogata  l’animatrice di uno dei comitati, Francesca Mileto – questo è un ultimatum: riuniamoci con il governo, i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione, il commissario Errani, dobbiamo avere una risposta entro una settimana. Altrimenti non ci sposteremo più dalla Salaria, bloccheremo l’Italia»..L’esasperazione è a limite, dopo mesi di parole e promesse non mantenute. «C’è ancora gente che dice “bravi”, ma che cosa hanno fatto? Non hanno fatto niente. Nemmeno rispetto per i morti. Non c’è bisogno che vi mandiamo un invito. Avete rotto le p… dovete stare in mezzo al popolo», urlano i manifestanti. L’incapacità del governo e delle istituzioni è sotto gli occhi di tutti  – accusano – ci sono 54mila tonnellate di macerie solo nel Lazio… Gentiloni ha detto che saranno aperti di più i cordoni della borsa, ma i soldi a disposizione sono insufficienti. Stiamo rischiando lo spopolamento del centro Italia. Vogliamo l’apertura di un tavolo tra le istituzioni per portare le nostre proposte». «Tutta Italia è solidale con noi, vogliamo un cronoprogramma ufficiale – dicono al microfono annunciando che analoghe manifestazioni si stanno svolgendo in 10  Comuni del cratere – non ci dite che non ci stanno i soldi, perché per le banche i miliardi sono stati trovati in una notte. Hanno assunto 30 persone alla presidenza del Consiglio. Queste persone non meritano più rispetto, noi non vi amiamo, vi vogliamo mandare a casa».

Il sindaco di Arquata: la situazione è esplosiva

«Io sono il primo a cercare non mettere benzina sul fuoco, ma la situazione è esplosiva. Noi siamo istituzioni e non partecipiamo a queste manifestazioni, ma sono cittadini e sappiamo il loro grado di esasperazione», commenta il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci. «Non è una protesta contro i comuni e gli enti locali, ma a livello nazionale: si sentono abbandonati. La burocrazia è tanta, la situazione non è rosea – spiega il primo cittadino di Arquata, ormai una cittadina fantasma – la gente sa che fra poco dovrà andare via dagli alberghi in vista della stagione estiva, è nell’incertezza e di ricostruzione non se ne parla, noi sindaci siamo i primi a subire le conseguenze. Il cratere si è allargato, ma si devono iniziare a selezionare i comuni che hanno avuto danni ingentissimi e per i quali serve un’attenzione maggiore sia dal governo che dalle normative».