I misteri della politica: un erede degli Asburgo fonda “Noi Repubblicani”

Diavola di una Daniela Santanché. Riesce laddove chiunque sarebbe destinato a fallire. È riuscita persino nell’impresa di depositare il logo “Noi Repubblicani” in tandem con il suo nuovo compagno, che non è un Mariorossi qualsiasi ma è uno che di nome fa Dimitri e di cognome Asburgo-Lorena, in poche parole un discendente della dinastia frutto dell’unione tra l’arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo e Francesco Stefano di Lorena. Roba seria, insomma, mica blasoni da tre palle ad uso di baroni decaduti e signorotti in povertà. Ma dichiararsi “repubblicano” esibendo nello stesso tempo un pedigree tanto sfavillante, è solo il più clamoroso e gustoso caso di politica fai-da-te. Di certo non è l’unico, anzi. Inventare sigle, depositare loghi e coniare slogan in vista di campagne elettorali è ormai un vero e proprio mestiere. Un mestiere che non s’improvisa, ma che richiede sforzi e abnegazione: andare in tv, acquisire notorietà, annunciare di fondare un partito, annunciare l’apertura di circoli su tutto il territorio nazionale stando certi che a nessuno verrà in mente di andare a fare le pulci, affittare comparse per l’inaugurazione, trattare con gli alleati, ottenere posti e collegi per poi essere rinominato in Parlamento e così fino al prossimo giro prossima corsa. È una moda ormai talmente diffusa che ci vorrebbe l’istituzione di un albo professionale in cui immortalare i nomi di questi autentici geni dell’imprenditoria applicata alla legge elettorale. Ma non è il caso di scandalizzarsi. E neppure di farla troppo difficile scomodando la crisi della democrazia rappresentativa, la fine dei partiti, l’insorgere del tripolarismo. Diciamo, più semplicemente, che la politica fai-da-te è solo un inconfondibile segno dei nostri tempi disordinati e confusi. Tanto confusi da far professare repubblicano persino un principe discendente di re.