Harry si confessa: “Non volevo affrontare la morte di mia madre Diana”

Rimuovere. Rinnegare. Cancellare il dolore per non esserne sopraffatto. E’ quello che ha fatto il principe Harry dopo la morte della madre, Lady Diana, avvenuta quando lui era appena 12enne. Da allora le notizie su di lui hanno registrato il ritratto di un ragazzino difficile, ribelle, impenitente, perennemente in bilico tra bisboccia e eccessi, love affair e scandaletti rosa, impegni militari e doveri di corte. Fino a oggi: l’ora X, quella delle confessioni dolorose e della presa di coscienza che sollevano il velo delle coperture di palazzo e delle montature mediatiche sul principino inglese costringendo tutti a una rettifica sul conto.

La confessione di Harry al “Telegraph”

Harry, infatti, si è messu a nudo una volta per tutte e ha raccontato tutto in un’intervista al Telegraph, nella quale ha rivelato di non essere stato in grado di elaborare il lutto  della perdita della madre fin quasi ai 30 anni, deadline esistenziale in cui ha deciso di smettere di reprimere e soffocare e si affrontare quel dolore che gli galleggiava dentro da ormai 18 anni. E così, quando si è sentito pronto, naturalmente su suggerimento del fratello William, è ricorso all’aiuto di un terapista. “Il mio modo di gestire la cosa era di ficcare la testa nella sabbia, rifiutandomi perfino di pensare a mia madre”, ha confessato allora Harry al quotidiano britannico. Poi, il ricorso a uno psicologo – dopo due anni di “caos totale” e dopo le ripetute esortazioni del fratello William che lo invitava a cercare aiuto – lo hanno indotto a guardarsi dentro, e, soprattutto, a guardare in faccia quel dolore che aveva fin lì cercato di evitare e di rinnegare.

La cura dei disordini mentali

“Devi affrontare questa cosa. Non è normale pensare che nulla ti abbia toccato”, fu il consiglio arrivato da più parti e a più riprese al giovane e recalcitrante principe del Regno Unito. Oggi, Harry, si dichiara felice di averlo seguito e, non per niente, insieme al fratello William e alla cognata Kate, sono i portabandiera di una campagna, Heads Together, incentrata sull’importanza della cura dei disordini mentali, che tra le iniziative per la raccolta di fondi ha anche la Maratona di Londra.