«Il generale piemontese via da Napoli»: de Magistris strizza l’occhio ai borbonici

L’atmosfera dev’essere stata quella tipica dei grandi appuntamenti della storia. Per esempio, il «da oggi la lingua ufficiale è lo svedese» che Woody Allen mette in bocca al suo “dittatore dello Stato libero di Bananas“, film parodia della rivoluzione dei barbudos castristi. Sì, dev’essersi senz’altro ispirato a quella gustosa pellicola l’immaginifico Luigi de Magistris quando ha pensato di dare solennemente al mondo il seguente annuncio: «Da oggi il generale Enrico Cialdini, non è più cittadino onorario di Napoli». “Azz! E mò (e adesso) ?”, si saranno chiesti disorientati i tanti per i quali Cialdini riscuote la stessa notorietà della lingua svedese nel Mar dei Caraibi.

Cialdini represse nel sangue il “brigantaggio”

Ma tant’è: de Magistris ha deciso di spiccare il volo verso i più gratificanti lidi della politica nazionale agitando scetavaiasse e triccaballacche, cioè gli strumenti più in uso ad una certa retorica sudista che ora riscopre i sanfedisti del cardinale Ruffo, ora i valorosi soldati di Gaeta, ora il dramma del cosiddetto brigantaggio, represso con inusitata ferocia proprio da Cialdini, ora quella dell’emigrazione dell’Italia post-unitaria. Pagine senza dubbio tristi e dolorose della storia meridionale, ma proprio perché tristi e dolorose meritevoli di ben altre cure e ben altre riflessioni. Altro che una delibera battezzata da un’amministrazione comunale, il cui tasso di strumentalità politica è fin troppo evidente. La Napoli pre-unitaria ha tantissimi primati da rivendicare. Ma anche quella di storia più recente ha avuto tante luci. Basti pensare ai tanti cognomi stranieri che tuttora troviamo nell’elenco telefonico della città a testimonianza di un ruolo competitivo giocato con successo ai tempi della prima “globalizzazione”, quella tra la fine della belle epoque e gli inizi del ‘900, secolo nel quale – non dimentichiamolo mai – Napoli è stata a lungo, almeno fino agli anni ’70, città industriale con eccellenze indiscutibili.

Ma de Magistris non conosce la storia di Napoli

Certo, il resto è storia da dimenticare: la trasformazione della Cassa per il Mezzogiorno in un bancomat a beneficio di iniziative inutili quando non truffaldine, i fiumi di denato sperperati per la ricostruzione post-terremoto, la mostruosa conurbazione che imprigiona una delle più belle citta del mondo e, per finire, il radicamento sociale della camorra hanno reso Napoli una metropoli invertebrata, priva di qualsiasi ruolo di direzionalità e guida del Sud. Cialdini si porta sulla coscienza migliaia di meridionali, molti dei quali rivolevano solo il re Borbone. Ma il riscatto di Napoli non passa certo per la revoca della sua cittadinanza onoraria. Men che meno per le sceneggiate cui è uso abbandonarsi de Magistris, che forse farebbe bene a ripassare per bene la storia della sua città.