Gasparri: «Ma quali innovatori grillini? Fu il Msi la vera palestra di libertà»

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri è tra quelli che ha voluto e realizzato l’evento conclusivo della Mostra sul settantennale di Msi. Gasparri ha partecipato in prima persona a tutti gli anni Settanta, anche con ruoli di resposabilità, ha attraversato la temperie degli anni di piombo, non mollando mai, ma perseguendo quell’obiettivo che era il poter fare politica in un Paese civilizzato, e così ha sempre continuato a fare. È stato insomma un testimone diretto di tutta la terribile e difficile stagione degli anni di piombo. “L’esperienza del Msi – ha detto Gasparri – è stata senza dubbio irripetibile, e sono contento che abbiamo potuto raccontare l’ambiente di quegli anni al pubblico. La mostra si conclude, ma certamente la passione no. Pertanto abbiamo pensato di organizzare questo convegno in cui ognuno possa venire a roccontare il Msi da suo punto di vista, una storia, un aneddoto”. Gasparri ha salutato Donna Assunta Almirante, seduta in prima fila, e ha messo spesso l’accento sul protagonismo, a volte magari eccessivo, dei personaggi del Msi, protagonismo però che non impediva che alla fine si fosse tutti d’accordo. “non sembri un’eresia – ha aggiunto il senatore di Forza Italia – ma io nel Movimento Sociale ho imparato la democrazia, per me e per altri è stata una vera palestra di democrazia: perché era un mondo in cui si è sempre discusso, perché c’erano i congressi, i delegati, i comitati centrali, i voti sezionali, era tutta una classe dirigente che cresce in questo modo. Era un vero partito plurale, come si dice adesso, nel quale tutti avevano voce e diritto di parola e nel quale tutti potevano manifestare il loro dissenso. Vedo che oggi si ricorre ai tribunali per le primaerie, le candidature, da parte dei sedicenti innovatori. Ma quali? I veri innovatori fummo noi, che costruimmo la democrazia giorno per giorno”. “Ricordo – racconta Gasparri – che noi giovani di allora avemmo la possibilità di conoscere i grandi esponenti della cultura di allora, come l’editore Volpe, o Vintila Horia e tanti tanti altri. E oggi sono felice perché questa sala è stata riportata alla funzione che le spetta, quella di ospitare manifestazioni di questo genere”.