G7, i poliziotti lanciano l’allarme: sicurezza a rischio, mancano i fondi

Saranno complessivamente settemila gli uomini e le donne impegnate ad assicurare la sicurezza dei grandi della Terra, riuniti a Taormina in occasione del G7. Ma i poliziotti lanciano l’allarme: sicurezza a rischio, mancano i fondi, il governo non ha stanziato alcuna risorsa economica ad hoc.
Rischia di trasformarsi in un autogol brandizzato Italia il vertice internazionale dei ministri dell’economia delle sette nazioni più sviluppate che riunirà a Taormina per due giorni, dal 26 al 27 maggio, i potenti del mondo.

«Alla vigilia del G7 – rivela il Movimento dei poliziotti democratici e riformisti dopo aver partecipato alla riunione operativa che si è tenuta a Roma presieduta da Armando Forgione, dirigente generale della Pubblica Sicurezza direttore dell’ufficio Tep – si scopre che il governo non ha stanziato alcuna risorsa economica ad hoc. Ciò vuol dire che le singole amministrazioni della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri dovranno attingere ai loro fondi ordinari per garantire la sicurezza del Paese e degli ospiti di Stato del G7. Una vera assurdità», si scandalizza Antonino Alletto, segretario generale nazionale del sindacato degli agenti.

«L’evento non è nato dall’oggi al domani ma è in calendario da tempo», sottolinea Alletto svelando che, per la sola polizia, l’amministrazione aveva chiesto al
governo uno stanziamento di 150 milioni di euro per far fronte alle «esigenze tecnico logistiche e per coprire le ore di straordinario».
«Ma la risposta – rivela il sindacalista – è stata negativa o ancora peggio ci è stato comunicato di un fantomatico e generico impegno per un futuro stanziamento di risorse. Una risposta irricevibile. In queste condizioni non solo non si può lavorare ma non si può garantire la sicurezza né dei cittadini né dei potenti del mondo».

I numeri dell’apparato messo in campo, per il momento solo sulla carta, tra servizi di ordine pubblico e vigilanza, è imponente: gli agenti, i carabinieri e i finanzieri saranno 4mila, mentre gli appartenenti all’esercito 3mila. Il dispiegamento dei settemila uomini dell’apparato di sicurezza sarà attivo dal 20 al 31 maggio, mentre dal 10 al 31 maggio le frontiere verranno chiuse.

La sicurezza marittima sarà affidata a 550 operatori della guardia di Finanza e alle moto d’acqua della polizia. Per la logistica sono state stipulate convenzioni con 43 strutture alberghiere, tra Messina e Catania, che avranno la disponibilità per ospitare circa 3.500 uomini. Mentre un’imbarcazione noleggiata da Grandi Navi Veloci ormeggiata nel porto di Messina sarà a disposizione per i 1300 aggregati. Un dispositivo che rischia di incepparsi per la mancanza di fondi ad hoc.