Forse una schiarita per l’Alitalia, ma la tempesta è dietro l’angolo

Per Alitalia forse è arrivata una prima schiarita dopo mesi, e soprattutto dopo le ultime settimane al cardiopalma. Ma l’orizzonte non è ancora del tutto sgombro da nubi e incognite. C’è voluta una maratona negoziale di ben 18 ore, dalle 9,30 di giovedì mattina alle 3,30 della scorsa notte, al ministero dello Sviluppo economico, per riuscire a tagliare un primo traguardo: la firma, alla presenza del governo, di un pre-accordo tra azienda e sindacati che, a detta di tutti i firmatari, rappresenta il massimo risultato negoziale possibile in un confronto sempre appeso a filo e che, nonostante la volontà di non rompere il tavolo, ha rischiato di saltare. Ma, appunto, è un pre-accordo o più precisamente, come è scritto nel testo, è un verbale di confronto che ora deve passare al vaglio dei lavoratori in un referendum che si svolgerà la settimana prossima. Soltanto a fronte di un esito positivo si tradurrà in un accordo, e, a quel punto, rispettando così le condizioni poste dagli azionisti, potrà essere avviata la manovra finanziaria da due miliardi di euro che scongiurerà l’amministrazione straordinaria e consentirà il decollo del nuovo piano industriale. Anche se molto è stato fatto, la corsa a ostacoli continua e l’ultimo miglio di strada che ora rimane non è certo tra i più agevoli. I sindacati, infatti, sono ora impegnati a definire il percorso referendario. A deciderlo sarà una riunione intersindacale martedì prossimo ma, verosimilmente, le consultazioni dovrebbero partire mercoledì prossimo e durare sei giorni. Poi, alla luce del responso delle urne, si tornerà per una verifica al tavolo del governo a Mise il 26 aprile prossimo. La parola passa ai lavoratori, dunque. Starà a loro pronunciarsi sulle misure previste per il personale di terra e per quello navigante. Il pre-accordo prevede la riduzione del numero di esuberi che dei dipendenti a tempo indeterminato, che scendono dalle iniziali 1338 a 980 unità con il superamento dei progetti di esternalizzazione delle aree manutentive e di altre terziarizzazioni. Sono previsti il ricorso alla cigs entro maggio 2017 per due anni, attivazione di programmi di politiche attive del lavoro (riqualificazione e formazione del personale) , misure di incentivazione all’esodo e miglioramenti di produttività ed efficienza con un rinvio in azienda per la definizione entro il prossimo mese. Per piloti e assistenti di volo, il verbale prevede la riduzione dei tagli delle retribuzioni dell’8% rispetto al 30% medio inizialmente richiesto, maggiore produttività, esodi incentivati. Quello del personale naviganti è stato fino all’ultimo uno dei principali scogli della trattativa.

L’Ugl: per Alitalia è comunque necessario il referendum

Alla fine, il punto di caduta del negoziato prevede un ventaglio di misure che introducono scatti di anzianità triennali con primo scatto nel 2020, un tetto di incremento retributivo in caso di promozione pari al 25%, l’applicazione dei livello retributivi di Cityliner per i neoassunti indipendentemente dall’aeromobile di impiego. viene aumentata la produttività con la riduzione di una unità del numero degli assistenti di volo nella composizione degli equipaggi degli aeromobili di lungo raggio (B777) mentre i riposi passano da 120 annuali a 108 con un minimo di 7 nel mese. Viene rivisto il sistema retributivo con il superamento di una serie di indennità in busta paga (Ivr, Ivia e Ivi). Il pre-accordo prevede che la riduzione delle retribuzioni potrebbe essere eventualmente recuperata a fronte di un biennio continuativo di ebitda positivo e comunque non prima del 2022. Misure non certo indolori per i dipendenti di Alitalia, che sono alla terza ristrutturazione in nove anni. Per questo, tutti i riflettori sono puntati sul delicato passaggio dell’esito referendario. Ad auspicare una condivisione da parte dei lavoratori è lo stesso premier, Paolo Gentiloni. “L’impegno del governo è stato incessante in questi mesi. Alitalia è una azienda privata ma il governo non ha risparmiato sforzi per cercare di ottenere un piano industriale condiviso che mi auguro venga confermato nel referendum”, sottolinea il Presidente del Consiglio. A indicare il rischio che ne deriverebbe da un no al pre-accordo, è il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. “Gli investitori non investirebbero e si andrebbe in amministrazione controllata”, dice sottolineando che la trattativa ha consentito di trovare “un punto di equilibrio”. Un fondamentale tassello per arrivare a uno sbocco positivo è poi la garanzia posta dallo Stato con Invitalia su una parte del contingent equity di 400 milioni, quel cuscinetto finanziario che le banche azioniste avevano chiesto nel caso in cui Alitalia non dovesse raggiungere i target previsti dal piano. “Se tra un anno e mezzo non si sono realizzati tutti i risparmi e gli investimenti previsti nel piano si dà una garanzia che comunque ci sarà a disposizione ulteriore capitale in parte garantito da un’azienda in house come Invitalia”, spiega. “È una garanzia che lo Stato dà perché non vuole abbandonare un’azienda che coinvolge oltre 20mila famiglie”, assicura Delrio. Fiducioso si dice il presidente designato, Luigi Gubitosi, che ha aggiornato oggi il consiglio di amministrazione della compagnia sul pre-accordo. “Abbiamo fatto un grosso passo avanti” e l’azienda ha compiuto il “massimo sforzo”. Sul referendum, “sono fiducioso perchè è nel miglior interesse di tutti: così si sblocca l’accordo che sblocca la ricapitalizzazione”, evidenzia ricordando che la manovra finanziaria che supporterà il nuovo piano di rilancio della compagnia ammonta a «2 miliardi di cui 900 di nuova cassa”. “È una cifra importante – chiosa il top manager- che servirà a riportare l’azienda da una situazione molto negativa dopo un pessimo 2016 e una pessima prima parte del 2017 a invertire la rotta”. E soddisfatto, assicura Gubitosi, è il cda. “Il board è stato ragionevole. Abbiamo fatto una negoziazione in cui potevamo avere di più ma tutti gli azionisti sono businessmen e gente di grande esperienza e sanno che quando si entra in una trattativa, alcuni obiettivi si raggiungono e altri no”, sottolinea. Sul fronte sindacale, sintetizza il segretario generale Ugl Francesco Paolo Capone, “manca l’ultimo e altrettanto fondamentale tassello, ovvero il referendum che, in caso di esito positivo, porterà alla firma dell’intesa, perché è evidente che non faremo alcun passo in più senza il consenso e il via libera delle lavoratrici e dei lavoratori”.