Femminicidio, uccide la compagna e si costituisce coi vestiti ancora sporchi di sangue

Autodenunciarsi non scalfisce l’enormità dell’atto compiuto. Mortale. Brutale. Insensato. Accreditarne le responsabilità a un raptus omicida, a un momento di follia, a un breve, brevissimo istante di follia omicida, non lenisce l’irreversibilità del dramma. Inserirlo nel contesto di un fenomeno tragico, come quello del femminicidio, costantemente in crescita, non ne istituzionalizza l’orrore. Il dolore. Lo sconcerto.

Catania, l’ultimo femminicidio

E allora, nonostante tutto, è successo ancora: stavolta a  Caltagirone, nel catanese, dove si è registrato l’ultimo caso di femminicidio. Dove un uomo di 53 anni, Salvatore Pirronello, ha ucciso a coltellate la convivente 47enne, Patrizia Formica, e poi si è costituito nella caserma dei carabinieri confessando il delitto avvenuto nella loro casa dove la coppia viveva da sola. «Oscuro» ancora il movente, anche se l’uomo avrebbe detto di essere stato colto da un «raptus omicida». Il delitto, avvenuto in via Filippo Palatino, sarebbe maturato al culmine di una serie di litigi nella coppia. I due erano conviventi da quando si erano separati dalle rispettive famiglie: entrambi avevano avuto due figli ciascuno, che avevano continuato ad abitare con i rispettivi ex coniugi. Ieri, poi, pseudo-equilibri e accordi precari sono crollati definitivamente e la situazione è degenerata. L’uomo dopo avere accoltellato la donna si è costituito nella caserma dei carabinieri di Caltagirone: e aveva ancora i vestiti sporchi di sangue. E pensare che proprio a Catania nel novembre nel 2016 era stata dipinta di rosso una panchina di piazza Giovanni Verga a Catania dedicata alle vittime di femminicidio. Un tragico elenco che oggi si aggiorna all’ultima vittima.